
L'uso dei social media tra i professionisti italiani che lavorano nell'ambito della ricerca clinica è abbastanza diffuso, con Facebook e LinkedIn che sono i due social più usati. Tuttavia, la diffusione è caratterizzata da una certa eterogeneità tra le figure professionali e i diversi ospedali. A mostrarlo è uno studio pubblicato su
Annals of Research in Oncology e condotto da un team guidato da Sara Testoni, dell'IRCCS Dino Amadori di Meldola (Forlì-Cesena), e Celeste Cagnazzo, dell'Ospedale Regina Margherita di Torino.
Scopo del progetto era valutare l'uso dei social media in campo medico attraverso un'indagine anonima ideata dal Group of Study Coordinators, con 13 domande, con scale di valutazione da uno a dieci, raggruppate in quattro diverse sezioni: una dedicata alle caratteristiche demografiche e al contesto lavorativo, una sull'uso dei social media, una terza sezione con domande volte a capire l'utilità dei social nella ricerca clinica e l'ultima sull'esperienza nell'uso dei social media durante il lavoro.
L'indagine è stata completata da 100 professionisti, principalmente coordinatori di ricerca clinica, il 52%, medici, il 23%, o infermieri, il 20%. Per quel che riguarda le fasce d'età, la più rappresentata era quella tra 30 e 49 anni.
Dai risultati è emerso che il social network più usato a scopo lavorativo è Facebook, con il 74,7% degli intervistati che ha dichiarato di usarlo, seguito da LinkedIn, sfruttato, invece dal 69% dei professionisti. Inoltre, ResearchGate sarebbe particolarmente apprezzato nella fascia d'età 30-49 anni. La valutazione sull'effettiva utilità dei social network in ambito lavorativo è stata valutata, in media, con un punteggio di 5,93 sulla scala da uno a dieci, senza particolari differenze tra i gruppi di età, con una media di 5,90 per la fascia di età 18-29 anni, 5,93 per la fascia 20-29,e 5,66, per quella tra i 50 e i 55 anni.
Per quel che riguarda i motivi per cui vengono usati i social, invece, la maggior parte degli intervistati ha dato, principalmente, due risposte, ovvero 'solo per trovare informazioni' seguita da 'per trovare e condividere informazioni'.
Secondo gli stessi autori, i social media possono aiutare ad andare oltre le tradizionali barriere che ostacolano l'interazione tra professionisti del settore salute come fornitori, scienziati, pazienti e caregivers.
E data la popolarità di questi strumenti, Cagnazzo e colleghi incoraggiano "medici ed istituzioni ad apprendere e ad impegnarsi di più in questa evoluzione".
FonteAnnals of Research in Oncology (2022) - 2(4):272-281