Europa e Mondo
19/09/2022

Il Decreto Tariffe è pronto ma alcune Regioni lo bocciano. Prestazioni importanti a rischio

Da 125 a 172 euro per una colonscopia con biopsia, da 150 a 250 euro un'emodialisi (a meno non sia con membrane ad alto cut-off), da 900 a 2400 euro una fecondazione in vitro, 116 euro una broncoscopia: sono alcuni dei prezzi delle 2108 prestazioni del nuovo nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale e della protesica che sostituisce quello di 25 anni fa. In tutto sono 406 le prestazioni in più previste a carico Ssn, erogabili nel pubblico o nel privato accreditato: molte, obsolete, sono state tolte; altre -avanzate- sono state inserite su input degli enti Ssn, delle società scientifiche (35 quelle contattate), delle regioni e degli stessi erogatori di prestazioni e produttori di protesi. Altre ancora sono state traslate, per via dei miglioramenti tecnologici, dal DRG di ricovero ordinario al Day hospital, dalla Day Surgery all'ambulatorio. Le tariffe si trovano nel nuovo schema di decreto del ministero della Salute che sta per essere approvato dalla conferenza stato-regioni. Ma potrebbero essere bocciate, com'era già avvenuto a gennaio.

Si tratta di tariffe massime. Per quelle specialistiche, le regioni potranno prevedere una remunerazione aggiuntiva negli accordi sulla mobilità dei pazienti "per erogatori espressamente individuati ed in relazione alle prestazioni (Allegato 1) associate all'eventuale uso di specifici farmaci ad alto costo". Per le tariffe di protesica non ci sono analoghi margini. Tutte le tariffe possono essere in parte riviste valutando la complessità organizzativa della prestazione (in base, ad esempio, all'integrazione di funzioni ospedale-territorio, della personalizzazione dell'intervento, o del fatto che sia ricompreso in uno screening, o in una sperimentazione, o che si tratti di trapianto) oppure parametrandola a tariffari già esistenti in regione od a costi standard. A redigere i due elenchi è stata una commissione insediata al Ministero nel 2016 con componenti del Ministero dell'Economia, delle Regioni, di Agenas, che ora valuterà i trend dei tariffari nei sistemi informatici di stato e regioni. Il nomenclatore riporta, per ciascuna prestazione, il codice identificativo, la definizione, eventuali modalità di erogazione atte a garantire la sicurezza del paziente, eventuali note riferite a condizioni di erogabilità o indicazioni per il medico per guidarne la prescrizione verso una maggiore appropriatezza. Per i calcoli sono state coinvolte strutture pubbliche e private, laboratori di medie grandi e grandissime dimensioni e, per le protesi, i produttori. Nella specialistica, è stato tenuto conto che solo alcune regioni (per lo più Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana) erogano tutte o quasi le prestazioni del nuovo nomenclatore e possono fare da riferimento per le altre regioni. Nella protesica, il nomenclatore di riferimento risale al decreto 332 del 1999, ma nel 2017 il Dpcm Lea ha classificato a parte i dispositivi su misura preparati da tecnico specializzato portandoli da 1.315 a 1.063 e c'è stato anche qui un trasferimento di dispositivi da un allegato all'altro, dai veicoli agli apparecchi acustici, dalle calzature ortopediche alle ortesi cervicali. Sono state elaborate previsioni di impatto di spesa e di qui sono stati rivisti gli oneri aggiuntivi per il Servizio sanitario.

Rispetto al 2014 anno di prima valutazione dei flussi del sistema Tessera sanitaria, la spesa inizialmente prevista era 425 milioni di euro, comprendendo i ticket ma escludendo della spesa già sostenuta dalle regioni "benchmark". Ad essi vanno aggiunti 20 milioni per coprire l'adroterapia. A valle del lavoro della commissione, il risultato del calcolo - leggermente diverso - considera prestazioni in più per 661 milioni annui, che -sottratti i ticket e le prestazioni già erogate dalle regioni benchmark- scendono alla fine a 379,2 milioni di euro annui per la specialistica ambulatoriale e ad euro 23,4 milioni per la protesica. Il totale degli oneri aggiuntivi è dunque di 402,6 milioni di euro. Per la copertura di tale fabbisogno il governo intende utilizzare la copertura prevista nel 2017 dal Dpcm Lea, da 380,7 milioni di euro annui e, per far fronte ai maggiori costi valuta di trarre 21,9 milioni di euro dai 200 milioni disposti dalla Finanziaria 2022 per aggiornare i costi dei livelli di assistenza nel triennio 2022-24. Ma alcune regioni da inizio anno dicono "no", malgrado abbiano contribuito al calcolo delle tariffe. Secondo voci, sarebbe troppo ampio il passivo generato dal Covid nelle loro sanità. Per qualche regione, i 380 milioni statali servirebbero al ripiano. Probabile che in caso di bocciatura la partita sia affrontata dal nuovo Esecutivo. Ma rischiano di saltare nuove prestazioni importanti, come ammonisce il capo della Segreteria del Ministero della Salute Antonio Gaudioso. Senza lo screening esteso neonatale per la Sma o i test prenatali non invasivi in alcune regioni, si perpetuerebbero diseguaglianze. Forse per sempre.
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