Attualità
29/05/2022

Dolore, legge 38 fermata dal Covid e reti di cura ferme. Per Asl inadempienti ora si chiedono sanzioni

La legge 38 sull'accesso a cure palliative e terapia del dolore nel 2010 fu una conquista di civiltà. Ma nessuna regione l'ha attuata in pieno, e 8 non l'hanno attuata proprio. Sicché in numerose parti d'Italia i malati sono in cerca di un sollievo e non lo trovano da nessuno dei protagonisti della rete del dolore: il medico di famiglia che dovrebbe indirizzarli e i centri di secondo livello "hub" e "spoke".

Finiscono così per rivolgersi al privato, a pagamento, tra l'altro «con costi non uniformi» da una parte all'altra d'Italia, come sottolineaLivia Turco, ex ministro della salute, artefice della legge e presidente dell'Osservatorio sulla terapia del dolore della Fondazione Gigi Ghirotti. In occasione della 21ma Giornata Mondiale del Sollievo, la Fondazione ha fatto il punto sull'applicazione di una legge che il mondo ci invidia ma che ha ancora un po' di strada da fare. In primo luogo, le società scientifiche puntano sui decreti ministeriali sugli standard ospedalieri e territoriali in arrivo (DM 70 e 71) per dare alle reti anti-dolore strutture de operatori. Luigi Icardi assessore alla Salute piemontese e vicecoordinatore degli assessori regionali ammette che, malgrado la sedazione negli ospedali dove si faceva non sia mancata durante la pandemia, molti centri di terapia del dolore -ove istituiti- in questi anni sono stati cancellati e non riproposti al termine dell'emergenza. Il presidente della Fondazione Vincenzo Morgante chiede di realizzare in ogni Asl ambulatori di terapia del dolore distinti da quelli di cure palliative, sono due cose diverse per target diversi, e chiede che i direttori generali siano valutati anche in base al funzionamento delle reti di terapia del dolore nella loro Asl. Vorrebbero poi una campagna di comunicazione e corsi di formazione a medici di famiglia, specialisti, specializzandi. Altre richieste vengono da Giorgio Trizzino, deputato M5S e chirurgo, alfiere delle normative sul dolore. E' vero che qualcosa si muove e che le regioni hanno appena approvatouna rete sulle cure palliative pediatriche ma al congresso di categoria che si tiene a Roma la presenza italiana è mimima. In generale, manca personale, purtroppo gli specializzandi in anestesia e rianimazione, principale "serbatoio" di medici attori di questa disciplina, sono cresciuti molto solo negli ultimi 2 anni, le cure palliative come specialità sono appena partite e nel frattempo mancano percorsi per far crescere chi la terapia del dolore sul territorio la fa senza un titolo specifico, servirebbe una sanatoria per chi abbia esperienza triennale. Inoltre mancano le tariffe per queste terapie e spesso le regioni le sovrappongono con prestazioni di assistenza domiciliare ad intensità molto minore e dunque da remunerare diversamente.

I pazienti con dolore non sono solo oncologici, come afferma la legge 38. Si stima che sarebbero tra gli 8 e i 15 milioni gli italiani necessitanti analgesia. Stime a spanne che non aiutano più di tanto a calibrare un'offerta di cure. Si fa prima a capire cosa manca: dalla società scientifica Siaarti, che raggruppa analgesia, anestesia e rianimazione, arriva un'inchiesta su 3200 soci (5000 circa sono gli anestesisti che praticano sedazione abitualmente) da cui si evince che solo tre regioni - Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna - hanno organizzato le reti di professionisti richieste dalla legge 38. In molte aree del Sud non solo ci sono strutture contate ma non sembra ben codificato "chi fa cosa". William Raffaeli presidente fondazione Isal Istituto ricerca sul dolore e e Fiorenzo Corti vicesegretario dei medici di famiglia Fimmg sottolineano come purtroppo anche dove le cose vanno bene singoli pazienti restino "fuori" dal sollievo e come la politica abbia fatto la sua parte con la legge, toccherebbe ai medici formarsi sul dolore ed intervenire a prescindere dalla propria disciplina come si fa con qualsiasi malato. L'onorevole Trizzino chiede che le regioni rispondano al ministero della Salute sull'attuazione delle reti ex legge 38, istitudendole entro il 2023: in caso di mancato adeguamento la legge prevede penalità sulle attribuzioni del Fondo sanitario; e se l'inosservanza perdura al 2025 lo stato può esercitare i poteri sostitutivi. Molto critico sull'applicazione della legge 3 anni fa, il viceministro della salute Pierpaolo Sileri è convinto che -scottata dall'esperienza del Covid- la politica potrebbe darealcune risposte tra la fine di questa legislatura e l'inizio della prossima.
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