Governo e Parlamento
18/05/2022

Aborto, 80-100% obiettori in 80 strutture. Un'indagine fa il punto

A 44 anni dall'entrata in vigore della legge 194/78, l'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) resta difficile in molte parti di Italia, in alcune addirittura impossibile. È quanto denuncia l'Associazione Luca Coscioni, che ha presentato i risultati di un'indagine che ha constatato come, tra 80 strutture che hanno fornito informazioni sul personale obiettore di coscienza, ce ne siano 31 (24 ospedali e 7 consultori) in cui il 100% di medici, infermieri e oss è obiettore. Quasi 50 le strutture in cui gli obiettori sono oltre il 90% e oltre 80 quelle con un tasso di obiezione superiore all'80%. Una realtà che peraltro, sottolinea l'Associazione Coscioni, è più critica di quanto non venga descritta nella Relazione sullo stato di attuazione della legge che il ministero della Salute invia ogni anno al Parlamento. Questo perché, spiega l'Associazione, "ci sono aree del nostro Paese nelle quali l'accesso all'aborto è fortemente limitato, ma che scompaiono nell'accorpamento dei dati aggregati per Regione" utilizzato dal ministero. Dalla Relazione al Parlamento emerge, inoltre, un dato sull'obiezione di coscienza "impreciso" perché "ci sono non-obiettori che lavorano in ospedali in cui non esiste il servizio IVG e quindi non ne eseguono". Dunque "la percentuale nazionale di ginecologi non-obiettori di coscienza (che secondo la Relazione è del 33%) deve essere ulteriormente ridotta", chiariscono le autrici dell'indagine, Chiara Lalli e Sonia Montegiove.
Infine, l'Associazione contesta la mancanza di dati aggiornati: "L'ultima Relazione, presentata al Parlamento lo scorso anno, si riferisce ai dati definitivi relativi al 2019".

Insomma, avere un quadro preciso dello stato di attuazione della legge non è facile. L'unica cosa chiara, per Filomena Gallo, avvocato e segretario nazionale dell'Associazione Luca Coscioni, è che "la legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza è ancora mal applicata o addirittura ignorata in molte aree del Paese".
Per questo l'Associazione Coscioni, con Lalli e Montegiove, ha scritto una lettera al ministro della Salute, Roberto Speranza, e al ministro della Giustizia, Marta Cartabia, chiedendo loro di "porre fine alla violazione in corso dei diritti fondamentali delle persone che necessitano di accedere all'IVG".
Per farlo, secondo l'Associazione Coscioni, occorre partire da una fotografia chiara della situazione. A questo scopo l'Associazione chiede l'utilizzo di dati "aperti, di qualità, aggiornati trimestralmente o in tempo reale" e che "riguardino le singole strutture" invece che aggregarli per macroaree. Si chiede, infine, l'inserimento nei LEA di un indicatore rappresentativo della effettiva possibilità di accedere alla IVG in ciascuna regione e che "tutte le regioni offrano, come da disposizioni ministeriali, la reale attuazione della possibilità di eseguire le IVG farmacologiche in regime ambulatoriale". "Ottenere un aborto è un servizio medico e non può essere una caccia al tesoro", concludono Lalli e Montegiove.
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