
L'incontrollato aumento dei prezzi dell'energia, del gas e delle materie prime, aggravato dal recente conflitto in Ucraina ha pesanti ricadute anche sul mondo della sanità, dagli ospedali alle aziende farmaceutiche.In crisi gli ospedali come sottolinea una nota Fiaso.
«Attualmente spendiamo 1,5 miliardi di euro in energia elettrica. Abbiamo stimato che, visti i rincari, avremo un aumento dei costi di circa 500 milioni in più, andando a toccare la cifra di 2 miliardi. Questo influenza il conto economico e gli investimenti, oltre che la vita lavorativa dei dipendenti sanitari e dei cittadini. Certo, saremo costretti a razionalizzare i servizi e, soprattutto, a non assicurare investimenti futuri» ha evidenziato
Antonio D'Urso, vicepresidente Fiaso (Federazione italiana aziende italiane ospedaliere), intervenuto a 'L'Italia s'è desta' su Radio Cusano Campus.
«Molte aziende - spiega - hanno già dei sistemi alternativi di produzione energetica, ma non bastano a coprire le spese. Dovremo pagare una bolletta più salata per garantire la sopravvivenza delle aziende. Il nostro sistema sanitario, pensando al Covid, si è rivoluzionato e ha dato dei segni di miglioramento netti, ma la risposta alla crisi - prosegue - potrebbe portare a delle risoluzioni negative a causa del nuovo costo energetico».«Il Fondo sanitario nazionale è senz'altro aumentato, e abbiamo i finanziamenti stanziati e inutilizzati durante il Covid, ma molti di questi - avverte D'Urso - verranno adoperati per pagare la bolletta energetica che, al momento, è pari a 500 milioni. Quindi alla fine bisognerà far quadrare i conti, visto che il nostro obiettivo è la sostenibilità, oltre ad assicurare ai cittadini i migliori servizi. Le aziende necessitano, di contro, di fare un passo in avanti e decisivo verso la nuova transizione ecologica ed energetica. Attualmente solo il 20% dei kW adoperati negli ospedali sono coperti dal rinnovabile, il resto viene acquistato. Questo aspetto influenza pesantemente gli operatori».
Le cose non vanno meglio sul fronte delle aziende farmaceutiche e della distribuzione farmaci. Lo hanno evidenziato le Fab13, le 13 aziende pharma a capitale italiano aderenti a Farmindustria, nel corso del convegno 'Il ruolo sociale e strategico dell'industria farmaceutica italiana. Ricerca scientifica, innovazione, sviluppo e occupazione', promosso dalle Fab13 a Roma al Tempio di Adriano.
"L'incremento dei costi delle materie prime e i rincari dell'energia che determinano onerosità produttive fuori controllo, a differenza di altri settori industriali - rimarcano le Fab13 - non possono essere ribaltate sui prezzi finali dei farmaci, che sono imposti e regolati".In crisi anche le aziende della distribuzione intermedia del farmaco in Italia rappresentante da ADF(Associazione distributori farmaceutici) e Federfarma Servizi che lanciano l'allarme sulle difficoltà che l'aumento dei costi di carburante ed energia elettrica sta provocando al settore,mettendo a rischio la distribuzione di farmaci e dispositivi medici nel nostro Paese. "In gioco - spiegano in una nota - ci sono 160 siti logistici su tutto il territorio nazionale che riforniscono fino a 4 volteal giorno circa 19.400 farmacie territoriali, 6.000 parafarmacie, ospedali e aziende sanitarie locali con oltre 90.000 consegne al giorno di medicinali, dispositivi medici e parafarmaci". ADF e Federfarma Servizi hanno quindi deciso di scrivere alla presidenza del Consiglio, al ministero della Salute, al ministero dello Sviluppo Economico, al ministero dell'Economia eal ministero della Transizione Ecologica per chiedere l'apertura di un tavolo congiunto dove definire "interventi economici urgenti e necessari" per "consentire alle Aziende di Distribuzione Intermedia di proseguire con regolarità la propria attività, a tutela di una efficiente dispensazione farmaceutica e della salute pubblica".
"Da anni", dicono ADF e Federfarma Servizi, il compartosoffre di "criticità strutturali dovute alla sotto remunerazione, disposta per legge, della distribuzione dei farmaci di classe A". A cui ora si sono aggiunti, a causa del conflitto tra Russia e Ucraina, "costi e tariffe fuori controllo, con l'aumento del 131% del costo dell'energia elettrica e di quasi il 90% dei carburanti", e "le agitazioni degli autotrasportatori che bloccano gli approvvigionamenti e la circolazione delle merci".