La pandemia continua a far registrare incrementi di nuovi casi, ricoveri e decessi. Il numero dei casi registrati nell'ultima settimana è più alto di quasi il 18% (17,8) rispetto a quelli della settimana precedente. Negli ultimi sette giorni i nuovi casi registrati sono stati 124.568, nei sette giorni precedenti erano 105.771. Una variazione che inizia a preoccupare anche gli ospedali: «Stiamo progressivamente andando verso una pericolosa congestione degli ospedali», dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe. È lo specchio dell'ultimo monitoraggio Gimbe relativo alla settimana 8-14 dicembre 2021. La crescita è costante da due mesi: la media giornaliera dei casi è passata da 2.456 casi a 17.795. In aumento anche i decessi: 663 negli ultimi 7 giorni (di cui 21 riferiti a periodi precedenti), con una media di 95 al giorno rispetto agli 80 della settimana precedente.In tutte le Regioni ad eccezione di Friuli-Venezia Giulia, Molise e Provincia Autonoma di Bolzano si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi: dal 4,4% dell'Abruzzo al 94,8% della Basilicata. In 26 Province l'incidenza supera i 250 casi per 100.000 abitanti: Trieste (601), Treviso (573), Bolzano (568), Padova (552), Vicenza (541), Imperia (450), Venezia (434), Rimini 411), Verbano-Cusio-Ossola (361), Pordenone (346), Gorizia (332), Forlì-Cesena (330), Ravenna (321), Verona (320), Rovigo (298), Aosta (290), Savona (288), Ferrara (287), Belluno (286), Reggio nell'Emilia (285), Bologna (268), Varese (267), Trento (265), Monza e della Brianza (260), Mantova (253) e Biella (252). «Il nostro Paese - dichiara Cartabellotta - è entrato in una fase critica della pandemia per la convergenza di vari fattori: la stagione invernale, gli oltre 6 milioni di non vaccinati, il netto ritardo iniziale nella somministrazione delle terze dosi, le imminenti festività natalizie che aumenteranno contatti sociali e contagi e, soprattutto, la progressiva diffusione della variante omicron che secondo l'ECDC diventerà prevalente in Europa entro i primi due mesi del 2022. In questo contesto, le ultime misure del Governo, che mirano ad innalzare la protezione nei confronti del virus, non hanno modificato i criteri per assegnare i colori alle Regioni, definiti quando non erano noti il declino dell'efficacia vaccinale e la necessità delle terze dosi e non incombeva la minaccia di una variante così preoccupante. Criteri che lasciano alle Regioni la massima autonomia nell'aumentare la disponibilità di posti letto per ridurre i tassi di occupazione, con il rischio di congestionare silenziosamente gli ospedali e limitare l'accesso alle cure ai pazienti non COVID».
Negli ultimi sette giorni il numero delle persone che hanno ricevuto la terza dose di vaccino è aumentato rispetto alla settimana scorsa del 5,8%: dal 6 al 12 dicembre sono state 236 mila contro le 223 mila della settimana precedente. Questo aumento è dovuto soprattutto al numero delle terze dosi che sono arrivate a 2,9 milioni. Le prime dosi somministrate in una settimana invece sono state 238 mila. Al momento ad aver ricevuto almeno una dose di vaccino è l'80,5% della popolazione totale, mentre chi ha ricevuto almeno una dose è il 77,6%. Sono tuttavia ancora quasi 6,4 milioni, sottolinea la Fondazione Gimbe, le persone senza nemmeno una dose, tra cui preoccupano da un lato 2,45 milioni di over 50 ad elevato rischio di malattia grave e ospedalizzazione, dall'altro 1,02 milioni nella fascia 12-19 anni che aumentano la circolazione del virus nelle scuole. Le coperture con almeno una dose di vaccino sono molto variabili nelle diverse fasce d'età (vanno dal 97,6% degli over 80 al 79,6% della fascia 12-19), così come sul fronte dei richiami, che negli over 80 hanno raggiunto il 64,6%, nella fascia 70-79 il 40,7% e in quella 60-69 anni il 32,7%.