
La pandemia sta facendo registrare un incremento dei contagi nei Paesi dell'Europa centrale, così come in Russia e in Cina. Il boom di casi in Gran Bretagna fa ripensare, almeno parzialmente, al "liberi tutti" di questi ultimi mesi e non si esclude di ricorrere al pass vaccinale, fino ad ora evitato. Il governo di
Boris Johnson si prepara, secondo le indiscrezioni, all'ennesima correzione di rotta sulla strategia anti Covid, sullo sfondo di un'impennata di casi; dell'effetto barriera soltanto parziale dei vaccini contro i ricoveri in ospedale o i decessi; dei timori legati alla potenziale minaccia di una nuova sotto-variante ancor più aggressiva del ceppo Delta (denominata Delta Plus); delle inquietudini sul parallelo incremento d'infezioni respiratorie ordinarie in inverno.
Oltre che sui disservizi extra pandemia del sistema sanitario nazionale (Nhs), sotto pressione sul fronte ambulanze, con code recenti di ore denunciate in vari pronto soccorsi dell'isola. La stretta, a dar credito al progressista Observer, appare ormai inevitabile dinanzi a uno scenario segnato da una media di circa 44.000 contagi quotidiani nell'ultima settimana (per quanto oggi sotto quota 40.000 per la prima volta da 11 giorni). Anche se l'aumento parallelo di ospedalizzazioni e morti rimane al momento lontano dai picchi delle precedenti ondate grazie all'impatto attribuito al vaccino, somministrato finora in doppia dose all'80% della popolazione over 12. Del resto a sollecitare il governo sono ormai in molti. Dal principale sindacato medico del Regno (Bma), alla Nhs Confederation, associazione di fornitori della sanità pubblica.
A far preoccupare è anche la Germania che questa domenica ha raggiunto i 106,3 casi ogni 100mila abitanti. È la prima volta, dalla metà di maggio, che viene superata la quota dei casi. Nelle ultime ore è stato inoltre annunciato che la Germania ha aggiunto Croazia e Bulgaria all'elenco dei Paesi ad alto rischio, istituendo cinque giorni di quarantena per i passeggeri non vaccinati o guariti dalla malattia provenienti da questi Paesi. Croazia e Bulgaria si aggiungono ad altri tre stati membri dell'Unione Europea (Romania, Lituania e Slovenia) che erano già in questo elenco, che comprende in tutto 70 Paesi. Dall'Austria arriva, invece, l'annuncio di un piano di confinamento limitato ai soli non vaccinati in caso di nuovi picchi dei contagi di Covid-19. Una linea dura che scatterà però solo al raggiungimento della soglia di guardia di 500 posti occupati in terapia intensiva (il 25% di quelli disponibili), rispetto agli attuali 224. A quel punto, chi non si è immunizzato non potrà più accedere a bar, ristoranti, eventi culturali e neanche a strutture sportive e ricreative. Con 600 ricoverati gravi, i non vaccinati non potranno più uscire di casa se non per andare al lavoro o per riconosciuti motivi di necessità. L'annuncio del piano di Vienna giunge mentre il Paese si trova ancora al primo dei cinque livelli di allerta previsti, il meno grave. Ma nell'ultima settimana i contagi sono aumentati e dal primo novembre scatterà anche in Austria l'obbligatorietà del green pass per accedere al luogo di lavoro, la cosiddetta regola delle 3G - geimpft (vaccinati), genesen (guariti da non piu' di sei mesi) o getestet (testati): una norma che in caso di aggravamento della situazione epidemiologica si farebbe ancora più restrittiva, fino a escludere anche la validità dei tamponi.
Particolarmente allarmante resta la situazione in Russia, dove nelle ultime 24 ore si è registrato un nuovo record di vittime e contagi, con 1.075 morti e 37.678 casi. Un trend in costante crescita che il Cremlino si augura di frenare con il lockdown di una settimana previsto tra il 30 ottobre e il 7 novembre, con la chiusura delle attività non essenziali. A Pachino, intanto, è stata rinviata la maratona del 31 ottobre a fiammata di nuovi casi di Covid-19 nel Paese e «al fine di prevenire il rischio di diffusione dell'epidemia e proteggere efficacemente la salute e la sicurezza della maggior parte dei corridori, del personale e dei residenti». A poco più di 100 giorni dall'inizio delle Olimpiadi invernali di Pechino 2022, la Commissione sanitaria nazionale ha riferito, nei suoi aggiornamenti quotidiani, che ieri sono state rilevate altre 35 infezioni a trasmissione domestica. La nuova fiammata di contagi, iniziata circa 10 giorni fa, è legata a un gruppo di turisti che si trovava a Shanghai prima di volare a Xi'an, nel Gansu e nella Mongolia interna, nel mezzo di una nuova impennata dei casi di Covid-19 nel Paese, a poco più di 100 giorni dall'inizio delle Olimpiadi invernali di Pechino 2022 che si apriranno il prossimo 4 febbraio. Anche la maratona di Wuhan, la città dove il coronavirus è stato identificato per la prima volta alla fine del 2019, avrebbe dovuto svolgersi ieri con 26.000 partecipanti, ma è stata cancellata con un breve preavviso a causa delle preoccupazioni per la ripresa del coronavirus. Le autorità cinesi, che hanno optato per l'approccio 'zero Covid', stanno lottando per tenere le infezioni da virus tramite test di massa dei residenti e blocchi mirati, mentre l'epidemia ha finora toccato 11 province.