
Via libera del governo britannico e del servizio sanitario nazionale (Nhs) alla terza dose del vaccino anti Covid a partire da settembre. Il richiamo ulteriore, raccomandato dagli esperti del
Joint Committee on Vaccination and Immunisation, mira a rafforzare e preservare l'immunità anche di fronte a possibili varianti. Ne avranno diritto tutti gli ultracinquantenni residenti nel Regno Unito e le persone più giovani cui sia già stata prescritta in passato la vaccinazione anti-influenzale. La campagna, da completare entro inizio inverno, inizierà a partire dai pazienti vulnerabili e coinvolgerà in totale milioni di persone.
La decisione arriva dopo che i nuovi casi di coronavirus Sars-CoV-2 registrati nel Regno Unito nelle ultime 24 ore sono stati 26.068, mai così tanti dallo scorso 29 gennaio. I nuovi decessi riportati, 14, così come il numero di ricoverati, dimostrano però che grazie alla campagna vaccinale è stata spezzata la relazione tra contagi, ricoveri e decessi. In totale l'84,9% della popolazione adulta ha ricevuto la prima dose del vaccino, mentre il 62,4% è completamente immunizzato.
Ora, con la variante Delta che dilaga tra i giovani non vaccinati e gli adulti parzialmente vaccinati, causando sintomi meno gravi e più sfumati, la Gran Bretagna dovrebbe rivedere la propria politica sui test anti-Covid, ampliando la lista dei sintomi che definiscono i casi sospetti da sottoporre a tampone molecolare e isolamento. E' la proposta lanciata sul British Medical Journal da un gruppo di esperti guidato da Alex Crozier dello University College di Londra.
Gli esperti ricordano come già ora l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e i Centri americani per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cdc) includano rispettivamente nove e undici sintomi in più rispetto a quelli presenti nella lista ufficiale britannica. Anche il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) descrive una serie di sintomi associati ai casi meno gravi, come mal di testa, spossatezza, dolori muscolari, inappetenza, mal di gola e naso che cola. Questi segni sono più comuni nei giovani non vaccinati e nelle persone che non hanno concluso il ciclo vaccinale, dunque i soggetti che in questa fase della pandemia hanno più probabilità di trasmettere il virus.
"E' improbabile che le sole vaccinazioni possano mettere fine alla pandemia", sottolineano gli autori dell'articolo. "Nuove varianti, più trasmissibili e (in parte) resistenti ai vaccini potrebbero diffondersi nella popolazione suscettibile causando alti tassi di ricoveri. Le diseguaglianze nella vaccinazione stanno inoltre spostando il peso della malattia verso le comunità più svantaggiate, che sono anche le più colpite dalle restrizioni anti-Covid. Per riaprire la società con una maggiore velocità ed equità, bisogna migliorare il controllo dei contagi. Questo comincia con una definizione dei casi di Covid più ampia e adeguata al contesto".