Europa e Mondo
10/06/2021

Covid-19, gli ospedali si svuotano ma senza vaccino ancora 2,9 milioni di over 60. Il Report Gimbe

A fronte di una diminuzione di decessi, nuovi positivi e ospedalizzazioni, la campagna vaccinale fa ancora registrare delle criticità. Ad oggi risultano ancora totalmente scoperti il 7,4% degli over 80 (n. 330.526), il 14,7% della fascia 70-79 (n. 879.088) e il 22,9% per quella 60-69 anni (n. 1.705.641). Sono i dati che emergono dal monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe riferiti alla settimana 2-8 giugno 2021. «Con l'apertura della campagna vaccinale a tutte le fasce d'età - afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione Gimbe - era atteso il netto incremento dei trend di vaccinazione nelle persone di età inferiore a 60 anni. Tuttavia, con oltre 2,9 milioni di over 60 ad elevato rischio di ospedalizzazione e decesso che non hanno ancora ricevuto nemmeno la prima dose di vaccino, diventa sempre più urgente integrare il sistema di prenotazione volontaria con strategie di persuasione individuale, personalizzate e capillari sul territorio».

Riguardo alle recenti polemiche sugli open day per i giovani e i rari effetti avversi associati al vaccino Astrazeneca, Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe afferma: «È anacronistico che, a fronte delle indicazioni del ministero della Salute che già dallo scorso 7 aprile raccomandava Astrazeneca "preferenzialmente" per gli over 60, nelle ultime tre settimane, su un totale di 1.431.813 dosi di vaccini a vettore adenovirale somministrate, il 33,1% (473.578 dosi) siano state somministrate a persone under 50 e l'11% (158.156 dosi) nella fascia 18-29». Rispetto alle polemiche sulla somministrazione del preparato Astrazeneca agli under 60, il report spiega che «in condizioni di bassa circolazione virale l'incidenza di effetti avversi, seppur molto bassa, supera i potenziali benefici del vaccino nel prevenire ospedalizzazione, ricovero in terapia intensiva o decesso». «In altre parole - precisa Cartabellotta - nel quadro epidemiologico italiano più recente, nelle persone di età inferiore a 50 anni i rischi dei vaccini a vettore virale superano i benefici». Dal documento pubblicato lo scorso 23 aprile dall'European Medicines Agency evince che il rischio di sviluppare trombosi associata a piastrinopenia aumenta al diminuire dell'età: 0,5 casi su 100.000 negli over 70, 1 caso su 100.000 nella fascia 50-69 anni circa 2 casi su 100.000 negli under 50 anni.
In Italia, come documenta l'ultimo rapporto Aifa sulla farmacovigilanza l'incidenza sembra ancora più bassa: infatti, su 3.977.851 somministrazioni di Astrazeneca (dati aggiornati al 26 aprile 2021) sono stati riportati 34 casi di trombosi venose in sede atipica. Tuttavia, nei soggetti più giovani, già a minor rischio di Covid-19 severa, in condizioni di bassa circolazione virale l'incidenza di effetti avversi, seppur molto bassa, supera i potenziali benefici del vaccino nel prevenire ospedalizzazione, ricovero in terapia intensiva o decesso.

«Se da un lato non bisogna rallentare il ritmo della campagna vaccinale - conclude Cartabellotta - è indispensabile massimizzarne i benefici e minimizzarne i rischi, evitando al contempo di compromettere definitivamente la fiducia per i vaccini a vettore virale (Astrazeneca e Johnson&Johnson). Di conseguenza, in questa fase di bassa circolazione virale i vaccini a mRNA dovrebbero essere riservati alle fasce più giovani della popolazione, destinando agli over 50 quelli a vettore adenovirale che mantengono un ottimo profilo rischio-beneficio anche con bassa incidenza dei casi. Da valutare la possibilità di controindicarne l'uso nelle persone più giovani, in particolare negli under 30. Indispensabile, in ogni caso, migliorare l'informazione sul profilo rischi/benefici con un consenso informato più dettagliato per gli under 50 che volessero comunque immunizzarsi con vaccino a vettore virale, i cui eventi avversi restano comunque molto rari».
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