
Aprire ristoranti e bar in zona gialla anche la sera, ritorno a scuola di tutti gli studenti e far ripartire gli spostamenti tra regioni. Queste alcune delle proposte delle Regioni, in vista del confronto di giovedì con il governo, per tentare di riaprire gradualmente il Paese. Maggio, dunque, «sarà il mese delle riaperture di tutte le attività economiche, in sicurezza», ribadisce il ministro per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini, ricordando che è lo stesso presidente del Consiglio Mario Draghi ad essere «il primo» che dice «riapriamo». Tutto dipenderà, in ogni caso, dall'andamento della pandemia. L'incontro della Conferenza Stato-Regioni si terrà lo stesso giorno della riunione dei tecnici del ministero della Salute che dovrà valutare gli ultimi dati epidemiologici e precederà di 24 ore la cabina di regia tra i partiti della maggioranza nella quale verrà definito il nuovo pacchetto di misure, compreso il prolungamento dello stato di emergenza, probabilmente fino al 31 luglio. In ogni caso, una data ancora non c'è e il braccio di ferro nel governo è ancora in atto tra il centrodestra che chiede una ripartenza prima della fine di aprile e chi invece invita ad aspettare la scadenza dell'attuale decreto.
Alle linee guida le Regioni stanno ancora lavorando, rimodulando quelle già contenute negli allegati del Dpcm del 2 marzo scorso per tutti i settori, comprese le attività turistiche e ricettive, le piscine, le fiere, i mercatini e le discoteche. Ma le priorità sono state individuate e riguardano tre ambiti: la ristorazione, le attività culturali e le palestre. Sempre, ovviamente, se i dati continueranno ad indicare un miglioramento della curva epidemiologica. La richiesta è quella di poter aprire i ristoranti non solo a pranzo, come già previsto in caso di zona gialla, ma anche la sera; una proposta che si porta dietro la necessità di posticipare il coprifuoco di almeno una-due ore. Per il resto, i protocolli ricalcano quelli già approvati: prenotazione obbligatoria, distanza di almeno un metro tra i tavoli e mascherina ogni volta che ci si alza. Anche per i bar, la richiesta è quella di poter riaprire quelli che hanno la possibilità di mettere i tavolini all'esterno. Quanto a cinema, teatri, musei e spettacoli all'aperto, la linea è quella gia' suggerita dalle associazioni di categoria: biglietti nominativi e prenotazione obbligatoria, percorsi separati di entrata e uscita, misurazione della temperatura e, soprattutto, raddoppio della capienza: da 200 a 400 al chiuso e da 400 a mille all'aperto, grandi eventi a parte.
Oltre alle aperture per ristoranti e bar, le Regioni ribadiscono di procedere con la ripartenza di pari passo con la vaccinazione di chi è più a rischio ospedalizzazione. Per questo potrebbe essere valutata la proposta che nei parametri delle zone geografiche di rischio rientrino i numeri su fragili e anziani immunizzati. Elemento che potrebbe anche «legare le mani» ai governatori più scettici sul piano di vaccinare per fasce d'età. Nelle linee guida tornerà pure una vecchia richiesta delle Regioni, la modifica dei 21 parametri che compongono il monitoraggio. Vanno ridotti, sostengono da sempre, e va inserita la capacità dei singoli territori di somministrare i vaccini: più somministrazioni si fanno maggiori sono le riaperture. «Passiamo all'indice Rt sulle ospedalizzazioni invece che sulla circolazione del virus» chiede esplicitamente il governatore della Liguria Giovanni Toti. Le Regioni devono però ritrovare una linea comune dopo la proposta di Vincenzo De Luca di vaccinare gli abitanti delle isole per renderle Covid Free. «Che differenza c'è tra le isole e le colline Unesco delle Langhe-Monferrato, il lago Maggiore o le vette alpine?» si chiede Alberto Cirio mentre Stefano Bonaccini ribadisce: «Le regole devono essere uguali per tutti».