Professione medica
10/03/2021

Covid-19, Rezza: con 240mila vaccini al giorno ritorno alla normalità tra 7-13 mesi

«Se ipotizziamo ci sia protezione dall'infezione e non solo dalla malattia» con i vaccini anti-Covid, «se assumiamo una durata dell'immunità di 2 anni e nessun rilassamento per ora delle misure di distanziamento, vaccinando circa 240mila persone al giorno riusciamo nel giro di 7-13 mesi probabilmente a tornare a uno stile di vita» pre-pandemico, «che ci permetta di riaprire buona parte delle attività». È quanto ipotizza Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, durante l'audizione informale in Commissione Igiene e Sanità del Senato.

Un calcolo sviluppato insieme all'Istituto superiore di sanità (Iss) e la Fondazione Bruno Kessler che dipende «dal fatto che riusciamo a stabilire un numero quotidiano di vaccinazioni elevato e mantenere in questo momento una fase di contenimento e mitigazione dell'epidemia e quindi ottenere il risultato nel giro di un certo periodo di tempo». Intanto procedono le trattative per avviare la produzione di vaccini in Italia. Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, ai microfoni di Radio Cusano, lo definisce un progetto «senza precedenti e mai affrontato dal governo precedente». Il numero uno di Farmindustria prospetta di farsi «trovare pronti per l'inizio del prossimo anno. Avere l'Italia che produrrà il vaccino vuol dire averla nel network di produzione europeo». Il problema è che «il processo per la produzione di un vaccino richiede macchine particolari, che abbiano il tempo di lavorare, ci vogliono 4-6 mesi dal momento in cui la macchina è operativa. Tutto questo processo è lungo e ci sono produttori che possono fare una parte o l'altra del processo», sottolinea Scaccabarozzi.
«Serve una maggior flessibilità nel piano vaccinale. Dobbiamo comprendere le istanze, ma allo stesso tempo rendere flessibile il piano o altrimenti diventa difficile andare su grandi numeri», raccomanda Rezza. Ragionando di gruppi a cui dare priorità, per esempio «certamente c'è la popolazione dei caregiver, però questa può essere molto indefinita e ampia se non la definiamo. Per esempio, certamente i genitori di bambini immunodepressi dovranno avere una priorità nella vaccinazione, così come le comunità - per esempio carceri, malati mentali, portatori di handicap - perché sono persone che hanno un livello di rischio maggiore per l'ambiente in cui si trovano». È difficile, ha fatto notare l'esperto, affrontare la definizione di determinare categorie. Per esempio «è difficile fare una classifica delle categorie essenziali». In ogni caso, ha concluso, «è un discorso delicato, non credo ci possa essere il piano vaccinale perfetto, perché qualsiasi casella si va a muovere possono esserci critiche. Quello di cui c'è sicuramente bisogno è un'accelerazione della campagna vaccinale. Se riuscissimo a fare 300-350mila vaccinazioni al giorno potremmo vaccinare tante persone entro breve tempo. Il che sarebbe davvero una cosa importante, anche perché nel momento in cui chiediamo sacrifici alle persone dobbiamo dare anche delle speranze». È «essenziale - secondo Rezza - contenere le varianti pericolose e mitigare l'epidemia per proteggere la campagna di vaccinazione. Per dare un'accelerazione alla campagna dobbiamo impegnare tutte le forze lì. Non possiamo rincorrere» l'epidemia «con forze che devono essere impegnate a vaccinare». «Facciamo lo sforzo adesso - ha concluso - poi fra 3-4-7 mesi ne avremo conseguenze positive».

Per velocizzare la campagna vaccinale, l'Ema continua a valutare la sicurezza dei vaccini già adottati e di quelli da approvare. Il secondo aggiornamento sulla sicurezza del vaccino Pfizer conferma che «i vantaggi nella prevenzione di Covid-19 continuano a superare i rischi e, pertanto, non sono consigliate modifiche per quanto riguarda l'uso di questo vaccino». In particolare «la valutazione ha identificato diarrea e vomito dopo la vaccinazione come nuovi effetti collaterali». L'Ema sta proseguendo la sua valutazione del vaccino Sputnik V «in modalità di revisione continua» per accertare la sua conformità «ai consueti standard Ue. Qualsiasi raccomandazione si baserà sulla forza delle prove scientifiche su sicurezza, qualità ed efficacia del vaccino e nient'altro». È quanto scrive l'Ema in una nota inviata all'Ansa dopo l'annuncio di un accordo per l'avvio della produzione del vaccino russo in un impianto del Nord Italia dal prossimo luglio. Notizia che ha causa non poche polemiche ma il governo italiano e la Regione Lombardia hanno da subito chiarito la loro estraneità all'accordo. Si tratta di un accordo privato, afferma il governo a più voci. E rinvia a quanto affermato dalla commissione Ue: Sputnik, in questo momento, non rientra nella strategia vaccinale dell'Unione europea. E l'esecutivo guidato da Mario Draghi intende muoversi nell'ambito di questa strategia: l'accelerazione del piano sarà garantito dalle dosi in arrivo da Pfizer, AstraZeneca e Moderna. Dopo l'annunciato ritardo della consegna di dosi di Johnson & Johnson che dovrebbe ricevere l'approvazione Ema in settimana, l'azienda conferma che stanno accelerando la produzione. «I nostri attuali piani di produzione ci consentono di raggiungere un tasso di un miliardo di dosi all'anno entro la fine del 2021».
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