Attualità
Telemedicina
17/02/2021

Governo, Draghi al Senato: primo dovere combattere la pandemia. Rafforzare medicina territoriale e telemedicina

«Nostro dovere è combattere con ogni mezzo la pandemia e salvaguardare le vite dei cittadini: una trincea dove combattiamo tutti insieme, il virus è nemico di tutti». Queste le prime parole da premier nell'Aula del Senato di Mario Draghi. Tre i capisaldi del suo discorso: lotta alla pandemia, campagna vaccinale e uscita dalla crisi economica grazie al Recovery plan. Draghi ha tenuto il discorso programmatico su cui chiederà la fiducia oggi al Senato e domani alla Camera chiarendo che il suo è un governo di responsabilità nazionale, europeista e atlantista, nato per uscire dalla crisi ma senza segnare un fallimento della politica. Invita i partiti che lo sostengono a mettere da parte le rivalità. La maggioranza sulla quale può contare, anche a Palazzo Madama, è amplissima: i voti a favore dell'esecutivo Draghi potrebbero segnare un record. «Gli scienziati in soli 12 mesi hanno fatto un miracolo: non era mai accaduto che si riuscisse a produrre un nuovo vaccino in meno di un anno. La nostra prima sfida è, ottenute le quantità sufficienti, distribuirlo rapidamente ed efficientemente», sostiene il neopremier.

Bisogna fare «tesoro dell'esperienza fatta con i tamponi che, dopo un ritardo iniziale, sono stati permessi anche al di fuori della ristretta cerchia di ospedali autorizzati. E soprattutto imparare da Paesi che si sono mossi più rapidamente di noi disponendo subito di quantità di vaccini adeguate. La velocità è essenziale non solo per proteggere gli individui e le loro comunità sociali, ma ora anche per ridurre le possibilità che sorgano altre varianti del virus». Abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energie su cui possiamo contare, ricorrendo alla Protezione civile, alle forze armate, ai tanti volontari. Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all'interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private», precisa Draghi. Il capo del Governo ha poi parlato della necessità di una riforma della sanità. «Il punto centrale è rafforzare e ridisegnare la sanità territoriale, realizzando una forte rete di servizi di base (case della comunità, ospedali di comunità, consultori, centri di salute mentale, centri di prossimità contro la povertà sanitaria). È questa la strada per rendere realmente esigibili i Livelli essenziali di assistenza e affidare agli ospedali le esigenze sanitarie acute, post acute e riabilitative. La casa come principale luogo di cura è oggi possibile con la telemedicina, con l'assistenza domiciliare integrata».
Draghi è poi passato alla strategia per i progetti del Next Generation EU «non può che essere trasversale e sinergica, basata sul principio dei co-benefici, cioè con la capacità di impattare simultaneamente più settori, in maniera coordinata. Dovremo imparare a prevenire piuttosto che a riparare, non solo dispiegando tutte le tecnologie a nostra disposizione ma anche investendo sulla consapevolezza delle nuove generazioni che ogni azione ha una conseguenza. Come si è ripetuto più volte, avremo a disposizione circa 210 miliardi lungo un periodo di sei anni. Queste risorse dovranno essere spese puntando a migliorare il potenziale di crescita della nostra economia». Per quanto concerne il settore sanitario, il neopremier sostiene di dover usare questi progetti «per porre le basi per rafforzare la medicina territoriale e la telemedicina». Il nuovo capo del Governo ha voluto fare il punto dello stato del Paese dopo un anno di pandemia, snocciolando tutti i dati. «Da quando è esplosa l'epidemia, ci sono stati -- i dati ufficiali sottostimano il fenomeno -- 92.522 morti, 2.725.106 cittadini colpiti dal virus, in questo momento 2.074 sono i ricoverati in terapia intensiva. Ci sono 259 morti tra gli operatori sanitari e 118.856 sono quelli contagiati, a dimostrazione di un enorme sacrificio sostenuto con generosità e impegno. Cifre che hanno messo a dura prova il sistema sanitario nazionale, sottraendo personale e risorse alla prevenzione e alla cura di altre patologie, con conseguenze pesanti sulla salute di tanti italiani».

«L'aspettativa di vita, a causa della pandemia, è diminuita: fino a 4 - 5 anni nelle zone di maggior contagio; un anno e mezzo - due in meno per tutta la popolazione italiana. Un calo simile non si registrava in Italia dai tempi delle due guerre mondiali. La diffusione del virus ha comportato gravissime conseguenze anche sul tessuto economico e sociale del nostro Paese. Con rilevanti impatti sull'occupazione, specialmente quella dei giovani e delle donne. Un fenomeno destinato ad aggravarsi quando verrà meno il divieto di licenziamento», sottolinea Draghi. «Oggi noi abbiamo, come accadde ai governi dell'immediato dopoguerra, la possibilità, o meglio la responsabilità, di avviare una Nuova Ricostruzione» attraverso «la fiducia reciproca, nella fratellanza nazionale, nel perseguimento di un riscatto civico e morale». Draghi ha concluso il suo discorso osservando: «Questo è il terzo governo della legislatura. Non c'è nulla che faccia pensare che possa far bene senza il sostegno convinto di questo Parlamento. È un sostegno che non poggia su alchimie politiche ma sullo spirito di sacrificio con cui donne e uomini hanno affrontato l'ultimo anno, sul loro vibrante desiderio di rinascere, di tornare più forti e sull'entusiasmo dei giovani che vogliono un paese capace di realizzare i loro sogni. Oggi, l'unità non è un'opzione, l'unità è un dovere. Ma è un dovere guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l'amore per l'Italia».

Anna Capasso
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