Professione medica
11/02/2021

Vaccino Covid, Italia prima in Ue per somministrazioni completate. Ema prepara guida contro varianti

L'Italia è prima, tra i paesi europei, per numero di persone che hanno ricevuto la seconda dose del vaccino anti-Covid, ovvero oltre 1,2 milioni. Mentre il nostro Paese è il secondo in Europa, dopo la Germania, per il numero totale di dosi somministrate, quasi 2,3 milioni. È quanto emerge dal monitoraggio quotidiano dell'Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali). A citare il nostro Paese tra quelli più attivi nella campagna vaccinale, è stata oggi anche la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, nel suo intervento alla plenaria del Parlamento europeo.

Al netto dei ritardi sulla produzione di massa e sui tempi di consegna, il nostro Paese però si muove meglio di altri Stati, come riconosciuto anche dalla von der Leyen. «In Polonia, il 94% degli operatori sanitari - ha affermato - sono stati vaccinati all'inizio di febbraio. In Danimarca la percentuale per i residenti in case di cura raggiunge il 93%. E in Italia oltre il 4% della popolazione ha ormai ricevuto una dose. Questi tre esempi mostrano che, in molte parti d'Europa, la campagna di vaccinazione sta procedendo bene». I numeri cambiano velocemente ma, secondo il report Agenas, la classifica relativa al numero di seconde dosi di vaccino anti Covid, vede l'Italia prima, con 1.214.139 somministrazioni, seguita da Germania, Spagna e Polonia. Mentre siamo terzi, dopo Danimarca e Slovenia, se si considera il numero di seconde dosi somministrate per ogni 100 abitanti, ovvero 2,01. Il nostro Paese risulta, invece, il secondo in Europa, dopo la Germania e prima di Francia e Spagna, per il numero totale di dosi somministrate. Ma scende all'ottavo posto se si rapporta il numero totale di dosi inoculate rispetto alla popolazione: ne abbiamo somministrate 4,47 per ogni 100 abitanti.
L'Agenzia europea del farmaco Ema, intanto, sta preparando «una guida per i produttori che hanno in programma modifiche ai loro vaccini anti-Covid per fronteggiare le varianti del virus» Sars-CoV-2. Lo annuncia l'ente regolatorio Ue spiegando che, «al fine di considerare le opzioni per ulteriori test e lo sviluppo di vaccini efficaci contro le nuove mutazioni» del coronavirus, «l'Agenzia ha chiesto» come prima cosa «a tutti gli sviluppatori di vaccini di verificare se i loro prodotti offrono protezione anche contro varianti come quelle identificate in Regno Unito, Sudafrica e Brasile, e di sottoporre dati» in merito all'Ema. L'Agenzia «pubblicherà a breve un documento che definirà i dati e gli studi necessari a supportare le modifiche dei vaccini esistenti», in modo da adeguarli «alle mutazioni attuali o future di Sars-CoV-2 nell'Unione europea». «Varianti di Covid-19 sono presenti» già «da marzo 2020», ricostruisce l'Ema, «diffondendosi costantemente anche prima dell'inizio delle campagne di vaccinazione.

L'Agenzia sta chiarendo il suo approccio normativo alle variazioni dei vaccini, che potrebbero diventare necessarie per garantire che prodotti efficaci continuino a essere disponibili non solo per gli europei, ma per le persone che in tutto il mondo stanno soffrendo a causa della pandemia di Covid-19». Inoltre, riporta ancora la nota, «l'Ema sta lavorando con altre autorità regolatorie nel quadro dell'International Coalition of Medicines Regulatory Authority (Icmra), per determinare possibili modifiche alla composizione dei vaccini anti-Covid e per definire una strategia alleata a livello globale».
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