Europa e Mondo
11/02/2021

Covid-19, la campagna vaccini entra nel vivo. Lombardia mobilita Mmg, specializzandi e medici competenti

Medici di famiglia, specializzandi, medici del lavoro e farmacie. Su questi quattro pilastri è basata la campagna vaccinale in Lombardia, il cosiddetto "piano Bertolaso" - dal nome dell'ex capo della Protezione civile chiamato come consulente dal governatore Attilio Fontana - che mira a vaccinare 10 milioni di residenti entro giugno. Da giovedì 18, anche gli over 80 lombardi potranno prenotarsi dal proprio medico di famiglia o in farmacia dando il numero di telefono fisso o cellulare e il codice fiscale. In alternativa, come in Lazio, dal 15 si potrà aderire al sito vaccinazionicovid.servizirl.it: arriverà conferma telefonica o con Sms dell'appuntamento. Dal 13/2 alle 13 si possono avere informazioni gratis al numero verde 800.89.45.45.

I medici di famiglia, che hanno appreso del loro nuovo ruolo di "prenotatori" dai telegiornali, hanno incontrato Guido Bertolaso in teleconferenza. Il consulente della Regione, medico e in passato medico di famiglia, ha ventilato una catena di comando corta e di puntare sui Mmg vaccinatori per i vaccini a più facile conservazione. In precedenza, i sindacati dei Mmg lombardi non avevano più contatti con la Regione dal giorno della firma dell'accordo che li coinvolge in prima persona. Paola Pedrini, segretaria Fimmg, aveva tuttavia sottolineato come la medicina generale sia irrinunciabile categoria di vaccinatori in regione, poiché dal bando Arcuri e dalle richieste al volontariato non arrivano grandi numeri. E lo Snami lombardo guidato dal presidente Omceo Mi Roberto Carlo Rossi, aveva convenuto che l'accordo di gennaio tra regione e mmg, dopo l'incrocio con le indicazioni di Bertolaso, necessita di aggiornamenti. Molte le perplessità anche da parte di Enzo Scafuro, responsabile nazionale Area convenzionata del Sindacato medici italiani: «Si devono evitare gli errori fatti con l'antinfluenzale: i vaccini ci devono essere, in quantità idonea. La Regione nei giorni scorsi ci aveva chiesto quale vaccino ci sia più semplice somministrare in relazione alle modalità di preparazione; nessuno dei tre è semplice, se Pfizer e Moderna hanno modalità di conservazione a -80° improponibili per i frigo dei nostri studi, Astra Zeneca va preparato a monte, da ogni fiala vanno prelevate 10 dosi da 0,5 e tutte vanno adoperate entro 48 ore. È inoltre arduo vaccinare nei nostri piccoli studi "condominiali", servono un'organizzazione specifica, procedure rodate, due operatori (medico ed infermiere) per raccogliere anamnesi e consenso e inoculare, poi un quarto d'ora di osservazione post-somministrazione. In studio si finisce per effettuare 1-2 vaccinazioni l'ora, sarebbe anti-economico: la Regione specifichi se sono state reperite strutture ad hoc». Ma rimaniamo al primo compito affidato nel programma, la prenotazione della vaccinazione nei centri delle Ats e delle Asst. «Vorrei sapere dove spedire i pazienti, dove attendono di meno, è chiaramente una fase di rodaggio, credo che dal punto di vista organizzativo ci sia molto da fare. Bene un passo alla volta, sperando che il virus si stanchi di correre».

In queste ore, intanto si allargano le fila dei vaccinatori con il coinvolgimento degli specializzandi. Ora è in programma l'incontro tra Regione e presidi delle Facoltà di medicina: 2.500 medici specializzandi dovrebbero lavorare non 1 ma 3 mesi, pagati, sospendendo la formazione per recuperarla in seguito. L'attuale normativa riconosce crediti per un mese di attività vaccinale ma il Dg Sanità lombardo Marco Trivelli con altri rappresentanti regionali ha manifestato al ministro della Salute l'idea che meglio sarebbe, per uno specializzando, dedicare alle vaccinazioni un trimestre dei primi due anni in cui non c'è ancora un impegno stabile in corsia e vedersi remunerare l'attività a tariffe comunque superiori alla borsa di specialità. La Lombardia pensa poi di impiegare medici competenti e farmacisti già vaccinati. Il ministro Speranza su richiesta degli assessori regionali alla Sanità ha intanto riunito un tavolo con Aifa, Agenas e appresentanti regionali per valutare se con il vaccino AstraZeneca si possano immunizzare cittadini oltre i 55 anni, e se si possa evitare che il consenso vada sempre raccolto alla presenza di due operatori come oggi richiedono le linee guida Agenas; con più indicazioni e meno burocrazia, le Regioni potranno partire più rapidamente.

Mauro Miserendino
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