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La cura delle malattie croniche rappresenta oggi la sfida principale per i sistemi sanitari di tutto il mondo; tuttavia le organizzazioni sanitarie sono essenzialmente configurate per il trattamento in acuto delle singole patologie e non per affrontare le condizioni cliniche multi-patologiche. Il trattamento dei pazienti con comorbilità (2 o più malattie croniche associate) richiede un approccio globale a tutto campo, con la attivazione di programmi di ricerca clinica dedicata e la progettazione e realizzazione di iniziative di formazione adeguata.
Negli USA, così come nel nostro Paese, la società civile soffre di una sorta di cecità che impedisce di riconoscere l’importanza di modificare l’organizzazione sanitaria a fronte del progressivo invecchiamento della popolazione. Tutti i medici, non solo gli specialisti geriatri, dovrebbero possedere le competenze di base per saper curare i pazienti più anziani. Questa l’affermazione perentoria di Rosanne Leipzig, William Hall e Linda Fried riportata in un articolo recentemente pubblicato sugli Annals of Internal Medicine.
La cardiopatia ischemica (CHD) - come è noto - è una malattia assai frequente nei soggetti anziani ed è associata ad un peggioramento della qualità di vita e ad elevata mortalità. Nei pazienti anziani con CHD molto spesso si riscontrano più malattie croniche associate (nel 79% degli uomini e nel 69% delle donne), con conseguente peggioramento della prognosi (sia in termini di mortalità che di ospedalizzazioni) e con più elevato consumo di risorse sanitarie. In queste situazioni cliniche il peggioramento dell’outcome può essere determinato dalla presenza di complesse interazioni fisiopatologiche tra le differenti patologie associate e dalla difficile gestione e coordinamento delle terapie farmacologiche necessarie. Ciò significa che il processo di ‘decision-making’ diagnostico-terapeutico risulta difficoltoso in termini di scelta delle priorità cliniche da trattare e di armonizzazione dell’approccio terapeutico.
L’invecchiamento progressivo della popolazione – evidente in tutto il mondo – porta con sé ad un inevitabile, conseguente incremento delle malattie cardiovascolari; il paziente cardiologico è oggi prevalentemente un soggetto anziano e pertanto il trattamento delle problematiche cardiologiche deve tener conto delle comorbilità e degli elementi di complessità e fragilità associati all’età avanzata.
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