Un medico cardiologo di turno presso il reparto di cardiologia di una struttura ospedaliera è stato condannato a sei mesi di reclusione per il reato di rifiuto di atti d’ufficio per aver omesso di effettuare una consulenza su un paziente ricoverato in altro reparto.
La Corte d''appello di Trieste ha confermato la sentenza del Gup del Tribunale di Udine che aveva condannato una specializzanda alle pene ritenute di giustizia per truffa aggravata ai danni dell’Università.
Un lavoratore ha chiesto all’Inail il riconoscimento della malattia professionale per un tumore insorto all’orecchio sinistro, dopo che per dodici anni aveva utilizzato il cellulare e il cordless per 5-6 ore al giorno.
Un pubblico dipendente, affetto da inidoneità permanente secondo il collegio medico della Asl, e tuttavia non dispensato dal servizio, aveva chiesto di tornare al lavoro sulla base di un certificato sanitario attestante il miglioramento delle condizioni di salute.
Un neurochirurgo, che aveva svolto la propria attività lavorativa presso un Irccs, è stato assunto da una Azienda ospedaliera, con retribuzione determinata sulla base del riconoscimento di una anzianità di servizio superiore a cinque anni (fascia A).
Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso proposto contro un Ente pubblico ordinando all’amministrazione l’accesso documentale mediante consegna della copia di un esposto che aveva dato luogo al provvedimento disciplinare in danno del ricorrente.
Una gestante, appena consapevole del proprio stato, si era rivolta al ginecologo chiedendo di essere sottoposta a tutti gli accertamenti necessari a escludere malformazioni del feto.
Una paziente è stata ricoverata presso il reparto di Ortopedia e traumatologia di un ente ecclesiastico che esercita attività sanitaria in regime ospedaliero, con diagnosi di ingresso di «frattura del capitello radiale braccio destro».
Il Gup del Tribunale di Pescara, con sentenza del 2011, ha pronunciato non luogo a procedere nei confronti di un sindaco che secondo l’accusa aveva indotto un medico a regalargli un computer portatile per il suo interessamento presso il direttore generale di una Asl.
La Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie ha respinto il ricorso proposto da un medico contro la delibera di un Ordine, con la quale gli era stata inflitta la sanzione disciplinare della sospensione dall''esercizio della professione per due mesi.
La Corte d’appello di Napoli, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha assolto una dottoressa imputata per il reato di interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità.
I congiunti di una donna affetta dal morbo di Alzheimer hanno chiesto la restituzione delle somme versate al Comune per il suo ricovero presso un istituto privato disposto direttamente dall’Ente.
Un medico ha impugnato il licenziamento intimatogli da una Casa di Cura privata per la sussistenza di una causa di incompatibilità relativa alla coesistenza di altro rapporto di lavoro, intrattenuto con la Asl in qualità di medico del servizio di continuità assistenziale.
Un infermiere ha chiamato in giudizio la società datrice di lavoro al fine di ottenere la dichiarazione di inefficacia dell’intimato licenziamento per giustificato motivo oggettivo e la condanna alla reintegra nel posto di lavoro.
Alcuni aspiranti studenti di una facoltà di Medicina e chirurgia, sostenuti i test per l’ammissione al relativo corso di laurea, sono risultati collocati oltre il 589° posto, e quindi in posizione non utile, tenuto conto del numero di posti disponibili.
Il Tribunale di Trani ha accolto l''opposizione proposta dalla Azienda sanitaria locale contro il decreto ingiuntivo ottenuto da una struttura privata per il pagamento di prestazioni sanitarie rese agli utenti del servizio sanitario regionale nel gennaio 1996.
La Corte d’Appello ha confermato la sentenza di primo grado con cui è stato rigettato il ricorso di un dirigente medico nei confronti della Azienda ospedaliera di cui era dipendente per l''annullamento della nomina di un collega a direttore di struttura complessa.
Una dottoressa in servizio presso un presidio di continuità assistenziale durante il turno di notte ha aperto la porta a un uomo che aveva citofonato ripetutamente, credendo avesse bisogno di cure. Il soggetto, entrato nell''ufficio, l''ha aggredita.
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