Il disegno di legge sulle professioni sanitarie approvato dalla Camera contiene misure condivisibili, ma non risponde pienamente alle aspettative dei medici sulla responsabilità professionale e sulla formazione in medicina generale. È la valutazione del Sindacato Medici Italiani (SMI), espressa dalla segretaria generale Pina Onotri in una nota, dopo il primo via libera parlamentare al provvedimento.
Secondo il sindacato, le disposizioni sullo scudo penale avrebbero richiesto un intervento più incisivo per contrastare la medicina difensiva, il contenzioso e la disaffezione dei professionisti verso l'attività medica.
SMI richiama, a sostegno della propria posizione, la presenza di circa 300.000 cause pendenti contro medici e strutture sanitarie e un costo stimato della medicina difensiva di circa 12 miliardi di euro l'anno. Si tratta di cifre riportate dal sindacato nel comunicato.
Per Onotri, le misure sulla responsabilità professionale rappresentavano un'occasione per affrontare alcuni dei fattori che contribuiscono all'abbandono della professione medica. Il provvedimento approvato dalla Camera, secondo la segretaria generale, «potrebbe essere un'occasione persa».
Un secondo punto critico riguarda la formazione dei medici di medicina generale. L'articolo 5 del disegno di legge prevede, con il coinvolgimento delle amministrazioni competenti, la ridefinizione del percorso formativo, ma non introduce direttamente la scuola di specializzazione universitaria richiesta dal sindacato.
«Ci saremo aspettati un passo avanti più immediato verso la trasformazione del corso di formazione in medicina generale in scuola di specializzazione», osserva Onotri.
SMI sostiene da anni l'istituzione di una scuola universitaria dedicata alla medicina generale, con l'obiettivo di rendere più attrattiva la professione e uniformare la formazione sul territorio nazionale.
Secondo il sindacato, l'attuale organizzazione dei corsi, affidata agli Ordini provinciali dei medici, determina differenze nella scelta dei docenti e degli argomenti trattati. Una scuola di specializzazione universitaria consentirebbe invece, nella valutazione di SMI, di definire competenze omogenee per i professionisti delle cure primarie.
La proposta comprende anche la creazione di uno specifico settore scientifico-disciplinare, che permetterebbe di sviluppare percorsi universitari e attività di ricerca nell'assistenza sanitaria territoriale.
Per il sindacato, il riordino della formazione dovrebbe quindi accompagnarsi a un rafforzamento delle tutele professionali, così da favorire l'ingresso dei giovani medici nella medicina generale e rendere più omogenea la preparazione dei professionisti in tutto il Paese.