Il vaccino terapeutico personalizzato a mRNA intismeran autogene, associato a pembrolizumab dopo l'intervento chirurgico, ha ridotto del 42% il rischio di recidiva o morte nei pazienti con melanoma ad alto rischio rispetto alla sola immunoterapia. Il risultato emerge dallo studio di fase III INTerpath-001, presentato il 24 ottobre al Congresso 2026 della Società europea di oncologia medica (ESMO), a Madrid, e pubblicato sul New England Journal of Medicine.
La sperimentazione ha coinvolto 1.137 pazienti con melanoma in stadio IIB-IV completamente asportato chirurgicamente. A due anni, la sopravvivenza libera da recidiva è risultata pari a circa l'82% nel gruppo trattato con la combinazione, rispetto al 70% nel gruppo che ha ricevuto pembrolizumab. Il rischio di metastasi a distanza si è ridotto del 38%. I dati di sopravvivenza globale non sono ancora maturi.
«Per la prima volta una terapia neoantigenica individualizzata ha dimostrato benefici in uno studio di fase 3», ha dichiarato Michele Del Vecchio, responsabile dell'Oncologia medica melanomi della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano. Secondo lo specialista, i risultati confermano i segnali emersi nella precedente sperimentazione di fase IIb e indicano il potenziale della combinazione nel trattamento adiuvante.
Intismeran autogene non è un vaccino preventivo, ma una terapia destinata a pazienti già operati. Viene sviluppato a partire dal profilo genomico del tumore di ciascun paziente e contiene un mRNA progettato per codificare fino a 34 neoantigeni tumorali, con l'obiettivo di stimolare una risposta immunitaria contro eventuali cellule residue.
La preparazione richiede circa sei settimane. Il trattamento prevede nove somministrazioni del vaccino, associate all'immunoterapia. Secondo i dati comunicati, l'aggiunta di intismeran autogene non ha determinato un incremento significativo delle tossicità gravi rispetto a pembrolizumab in monoterapia.
L'Italia ha arruolato il maggior numero di pazienti nello studio internazionale. Paola Queirolo, coordinatrice della Rete interaziendale melanoma, tumori cutanei e immunoterapia dei tumori dell'IRCCS Azienda Ospedaliera Metropolitana di Genova, ha sottolineato il ruolo della qualità del tessuto tumorale e della collaborazione multidisciplinare nella preparazione del trattamento.
I risultati sostengono il potenziale impiego della combinazione nella terapia adiuvante del melanoma ad alto rischio. Restano da definire gli esiti di sopravvivenza a lungo termine e i passaggi regolatori necessari per un eventuale utilizzo nella pratica clinica.