La Nigeria ha confermato il primo caso di Ebola da virus Bundibugyo nell'ambito dell'epidemia iniziata a maggio nella Repubblica Democratica del Congo. La paziente è una donna arrivata ad Abuja dopo un viaggio attraverso l'Uganda, attualmente ricoverata in isolamento. Le autorità sanitarie hanno individuato 44 contatti potenzialmente esposti. La conferma, arrivata il 20 ottobre, segna un'ulteriore estensione geografica dell'epidemia, mentre in Kenya i casi accertati sono saliti a nove, con un decesso.
Secondo il ministero della Salute nigeriano, i sintomi della donna sono comparsi il 7 ottobre, quattro giorni dopo il suo arrivo nel Paese. L'11 ottobre la paziente si è rivolta a una struttura sanitaria privata di Abuja, dove è stata assistita prima della conferma diagnostica del 20 ottobre. Attualmente riceve cure in isolamento.
Le équipe di sanità pubblica stanno ricostruendo gli spostamenti della paziente e verificando le possibili esposizioni al virus. Il tracciamento riguarda operatori sanitari, altri pazienti, accompagnatori e persone entrate in contatto con la donna durante il viaggio. Le autorità stanno inoltre cercando di individuare eventuali ulteriori contatti.
La provenienza del contagio è ancora oggetto di indagine. Le autorità ugandesi hanno precisato che la donna aveva attraversato il Paese dopo un soggiorno nella Repubblica Democratica del Congo. Non è quindi accertato che l'infezione sia stata contratta in Uganda.
Il nuovo caso arriva mentre prosegue l'epidemia dichiarata il 15 maggio nella Repubblica Democratica del Congo. Secondo i dati dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), al 20 ottobre il Paese registra 9.552 casi confermati e 4.602 decessi. Il focolaio, causato dal virus Bundibugyo, ha interessato diverse province congolesi ed è diventato uno dei più estesi mai registrati per Ebola.
In Kenya, il ministero della Salute ha confermato nove casi, compreso il primo paziente deceduto. L'ultimo contagio, accertato il 19 ottobre, riguarda un uomo di 24 anni, familiare del caso iniziale, già sottoposto a quarantena quando sono comparsi i sintomi.
Secondo Patrick Amoth, direttore generale del ministero della Salute keniota, tutti i nove casi appartengono a un unico gruppo di trasmissione e non vi sono attualmente evidenze di diffusione al di fuori dei contatti identificati. Gli otto pazienti in trattamento sono descritti dalle autorità come stabili e in miglioramento.
Le attività di sorveglianza hanno consentito di rintracciare e porre in quarantena 134 dei 135 contatti individuati, pari al 99,3%. Il ministero ha inoltre distribuito dispositivi di protezione individuale, materiali diagnostici e attrezzature per il prelievo dei campioni in 28 contee considerate a rischio elevato o molto elevato. Presso il Kenyatta National Hospital è stato allestito un laboratorio dedicato agli esami dei pazienti in trattamento per Ebola.
Le autorità keniote hanno precisato che non sono state introdotte restrizioni ai viaggi, al commercio o agli assembramenti pubblici. Per i contatti entrati in quarantena il 6 ottobre, il periodo di osservazione di 21 giorni terminerà il 25 ottobre, in assenza di sintomi.
Dopo la conferma del caso nigeriano, Jean Kaseya, direttore generale di Africa Cdc, ha rivolto un appello alla comunità internazionale per rafforzare la risposta all'epidemia. L'agenzia africana ha annunciato la mobilitazione del proprio sostegno alla Nigeria, insieme al potenziamento degli interventi nella Repubblica Democratica del Congo e in Kenya e al mantenimento della sorveglianza in Uganda.
Kaseya ha richiesto finanziamenti immediati e flessibili, attrezzature mediche, strumenti diagnostici, personale qualificato e un rafforzamento della sorveglianza comunitaria. «Non possiamo permettere che questa epidemia si diffonda in altri Paesi o che prosegua per un altro anno. Ogni giorno di ritardo costa vite umane», ha dichiarato.