Nell'ultima stagione la copertura vaccinale contro l'influenza tra gli over 65 è rimasta inferiore al 50%. Il dato è stato richiamato da Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità (Iss), intervenuta all'incontro «La prevenzione vaccinale tra innovazione, sostenibilità e fiducia: scenari globali e ruolo della Medicina Generale», nell'ambito dell'85° Congresso nazionale Fimmg-Metis, a Villasimius, in provincia di Cagliari.
Palamara ha evidenziato che la grande maggioranza dei casi gravi di influenza, compresi quelli che richiedono il ricovero ospedaliero, riguarda persone non vaccinate.
Per la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), il miglioramento delle coperture richiede interventi sull'organizzazione della prevenzione e sull'accesso agli strumenti necessari per individuare e raggiungere i pazienti a rischio.
«La Medicina Generale può fare la differenza perché conosce la storia clinica dei pazienti, individua le condizioni di rischio e può proporre una prevenzione personalizzata – ha detto Tommasa Maio, responsabile nazionale dell'Area Vaccini Fimmg – ma servono strumenti organizzativi adeguati e regole omogenee su tutto il territorio nazionale».
Tra le priorità indicate dalla Federazione figurano l'accesso alle anagrafi vaccinali, la possibilità di programmare gli interventi e la chiamata attiva dei pazienti maggiormente esposti al rischio.
«Non possiamo permettere che l'innovazione viaggi a velocità diverse a seconda del territorio in cui vive il paziente – prosegue Maio –. È necessario superare la frammentazione organizzativa, garantire un accesso semplice alle anagrafi vaccinali e mettere i medici di famiglia nelle condizioni di programmare la prevenzione, anche attraverso la chiamata attiva dei pazienti più esposti al rischio».
Il confronto ha affrontato anche la crescente complessità dello scenario epidemiologico, caratterizzato dalla circolazione contemporanea di influenza, Covid-19 e virus respiratorio sinciziale. Secondo quanto emerso dall'incontro, il contributo dei medici di famiglia potrebbe rafforzare la sorveglianza attraverso una maggiore integrazione tra cartelle cliniche, strumenti diagnostici e flussi informativi.
Sul versante dell'innovazione, il dibattito ha riguardato i vaccini combinati, le nuove piattaforme tecnologiche e le opportunità di protezione contro il virus respiratorio sinciziale e lo pneumococco. Restano tuttavia aperte le questioni relative ai tempi di accesso, alle risorse disponibili e alle differenze nell'offerta vaccinale tra le Regioni.
Guido Di Donato, coordinatore del Gruppo di lavoro Prevenzione vaccinale di Farmindustria, ha richiamato il valore economico degli investimenti nella prevenzione dell'adulto, sostenendo che possano generare un ritorno fino a 19 volte la spesa sostenuta. Ha inoltre sottolineato il rapporto tra ricerca farmaceutica, innovazione e disponibilità di nuovi strumenti vaccinali.
Per la Fimmg, la valutazione della sostenibilità della prevenzione non dovrebbe limitarsi al costo delle dosi o al numero delle somministrazioni, ma considerare anche le complicanze evitate, la riduzione dei ricoveri e i benefici sulla qualità della vita.
Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, ha infine richiamato il ruolo della relazione tra medico di famiglia e paziente nella costruzione della fiducia verso le vaccinazioni. «È necessario organizzare i servizi in modo da garantire la massima accessibilità e rendere il più semplice possibile il percorso di prevenzione vaccinale», ha dichiarato.