La sfida delle Case della comunità entra nella fase più delicata: dopo la realizzazione delle strutture finanziate dal Pnrr, bisogna ora costruire i servizi, l'organizzazione e soprattutto il ruolo dei professionisti che dovranno farle funzionare. A partire dai medici di medicina generale. È il messaggio arrivato dall'85° congresso nazionale Fimmg, dove il direttore generale di Agenas Angelo Tanese ha proposto alla categoria un percorso comune per ripensare i modelli organizzativi della medicina territoriale. "Il modello organizzativo attuale è superato, ma il ruolo dei medici di medicina generale nelle Case della Comunità non è già scritto: lo dobbiamo costruire insieme", ha detto Tanese. Un passaggio che sposta il confronto dalle contrapposizioni sul ruolo della medicina generale nella riforma del territorio alla definizione concreta di come integrare professionisti, servizi e nuove tecnologie.
Il momento, secondo il direttore generale di Agenas, è particolarmente delicato perché il sistema sanitario sta passando dalla fase degli investimenti a quella dell'attuazione. "Siamo nel passaggio tra gli investimenti fatti con il Pnrr e la fase in cui tutto questo dovrà funzionare", ha spiegato, sottolineando il rischio che i diversi attori del Servizio sanitario si arroccino sulle proprie posizioni. La scommessa, invece, è "farlo insieme". Tanese ha quindi proposto alla Fimmg di lavorare alla costruzione di nuovi modelli organizzativi, partendo dai bisogni della popolazione e dalle esperienze già presenti nei territori. L'obiettivo è superare un'organizzazione considerata ormai inadeguata, senza però sostituirla semplicemente con un modello calato dall'alto. "Non dobbiamo avere paura di mettere in discussione un modello organizzativo che è superato, ma senza nemmeno pensare che il ruolo dei medici di medicina generale nelle Case della Comunità sia già determinato. Lo dobbiamo costruire insieme", ha affermato. Un ruolo che, nella visione di Agenas, dovrebbe comprendere la lettura dei bisogni di salute della popolazione, la prevenzione e la presa in carico, insieme all'integrazione con gli altri professionisti e servizi territoriali. E la trasformazione non riguarda soltanto le strutture fisiche: Fascicolo sanitario elettronico, telemedicina e intelligenza artificiale dovranno accompagnare il cambiamento organizzativo. "Non deve essere un'affermazione retorica: dobbiamo capire concretamente come realizzare questo protagonismo", ha sottolineato Tanese, ricordando anche la collaborazione già avviata con la medicina generale sul fronte dell'intelligenza artificiale.
Sul fronte del Pnrr, il direttore generale di Agenas ha rivendicato il raggiungimento del target di realizzazione delle Case della comunità, ma ha indicato come nuova priorità il loro effettivo funzionamento. "Il nostro compito non è più soltanto monitorare l'attuazione del Pnrr, ma l'implementazione della riforma", ha spiegato. Agenas e Ministero della Salute stanno lavorando al monitoraggio semestrale e il prossimo rapporto dovrebbe restituire anche la forte eterogeneità dei modelli organizzativi oggi presenti nelle diverse realtà regionali. Da qui la cautela rispetto a chi considera già fallita la riforma. "Affrettarsi a dichiarare il fallimento di una riforma così importante solo perché, a distanza di pochi anni, le Case della Comunità non hanno ancora espresso tutte le loro potenzialità significa mortificare lo sforzo che è stato fatto e non guardare avanti", ha detto Tanese. Il punto, per Agenas, è quindi verificare come le nuove strutture riescano a tradurre gli investimenti in accesso e presa in carico. "La scommessa è far funzionare e costruire le cose, non semplicemente perché c'è un decreto o perché ci sono i fondi del Pnrr, ma perché c'è una consapevolezza e una capacità di farlo", ha dichiarato.
Nel dibattito del congresso, la questione organizzativa si è intrecciata con quella delle risorse. Il presidente della Commissione Affari sociali e Sanità del Senato, Franco Zaffini, ha sottolineato il progressivo ridimensionamento della quota di spesa destinata alla medicina generale. "Nel 2014 la medicina generale aveva il 6,1% della spesa sanitaria pubblica. Quest'anno, nelle previsioni del Dfp, pesa il 5,2%", ha detto. Nello stesso periodo, secondo i dati citati da Zaffini, la spesa sanitaria è cresciuta del 35%, mentre quella destinata alla medicina generale del 16%. Una dinamica che si è accompagnata alla perdita di oltre 5mila medici in dieci anni e all'aumento del numero di assistiti per professionista, oltre che al progressivo innalzamento dell'età pensionabile. "Questo è il meccanismo che ha tenuto in piedi il sistema e anche la ragione per cui non può continuare così", ha osservato. La proposta di Zaffini è riportare la medicina generale almeno alla quota di spesa del 2014, attraverso un fondo vincolato all'innovazione e ai progetti assistenziali. Ai valori del 2026, ha indicato, significherebbe circa 1,3 miliardi di euro l'anno.