In Italia si stimano ogni anno 87mila nuove diagnosi di tumori urologici (prostata, vescica, rene e testicolo), un insieme di patologie eterogenee per biologia e prognosi che richiedono percorsi diagnostici e terapeutici sempre più individualizzati. È stato questo il focus del XXXVI Congresso Nazionale della SIUrO che si concluderà il 3 ottobre a Torino.
Tra i temi più dibattuti c’è stata la questione dello screening per il carcinoma prostatico (il più diffuso tumore urologico maschile) su cui la società scientifica ha preso una posizione netta.
La posizione ufficiale SIUrO prevede un utilizzo del PSA contestualizzato al profilo individuale del paziente. «Un programma di screening basato sul solo PSA, rivolto indiscriminatamente alla popolazione maschile, non sarebbe appropriato», afferma Giovanni Pappagallo, Vicepresidente SIUrO. «Il bilancio tra benefici e danni risulterebbe sfavorevole, soprattutto per il rischio di sovradiagnosi e sovratrattamento, con costi rilevanti per il sistema sanitario. La sfida è individuare precocemente le forme clinicamente significative, per esempio per familiarità o per alcune mutazioni genetiche ereditarie come quelle del gene BRCA2».
Il Presidente Rolando Maria D'Angelillo sottolinea come «Vanno previsti criteri espliciti per l'avvio, la prosecuzione e la sospensione di questo esame in base all'età, alle comorbidità, al rischio individuale e alle preferenze della persona». Quando il PSA richiede approfondimenti, il percorso raccomandato prevede una risonanza magnetica multiparametrica prima di valutare l'indicazione alla biopsia.
Analoga cautela per la biopsia liquida. «Tra gli strumenti in studio c'è l'analisi del DNA tumorale circolante», spiega Orazio Caffo, Membro del Consiglio Direttivo SIUrO. «In contesti specifici potrebbe aiutare a monitorare la malattia o a identificare alterazioni molecolari; la sua utilità clinica va però definita per ciascuna indicazione».
Con l'allungamento della sopravvivenza nei tumori urologici, la qualità di vita è diventata un parametro clinico a pieno titolo. Particolare attenzione è dedicata al congresso alla preservazione della funzione sessuale, problema che riguarda entrambi i sessi e che la SIUrO inquadra come questione di coppia.
«La chirurgia oggi deve tenerne conto e dove possibile attuare procedure atte a garantire la preservazione della funzione sessuale», afferma Alberto Lapini, Coordinatore SIUrO Academy. «In tal senso operano la chirurgia robotica per il carcinoma prostatico e le tecniche chirurgiche meno demolitive utilizzabili in casi selezionati di carcinoma vescicale in ambo i sessi. Ma la sessualità può venir meno anche per trattamenti radioterapici o terapie sistemiche: riveste estrema importanza informare correttamente e offrire ai pazienti la possibilità di un percorso riabilitativo con farmaci specifici oltre a un supporto psicologico di coppia».
Il congresso ha dedicato infine una sessione specifica all'intelligenza artificiale in diagnostica uro-oncologica. «Gli algoritmi possono aiutare nella lettura delle immagini radiologiche e nell'identificazione di lesioni sospette, per esempio nella risonanza magnetica della prostata o nella TC del rene, oppure nella diagnosi anatomo-patologica», spiega D'Angelillo. «Le loro prestazioni dipendono però dal contesto e dai dati impiegati. Prima di un impiego esteso servono validazioni indipendenti e studi prospettici che ne valutino l'utilità clinica, la sicurezza e l'equità. L'IA può affiancare i professionisti e il team multidisciplinare nelle decisioni, senza sostituirne il giudizio clinico».