Integrare gli infermieri liberi professionisti nel Servizio sanitario nazionale attraverso un modello convenzionale, regolato a livello nazionale e analogo sul piano organizzativo a quello dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. È una delle ipotesi contenute nello studio Eurispes Oltre il lavoro dipendente. Nuovi modelli organizzativi del lavoro nell’area infermieristica, che individua nella capacità di attrarre, distribuire e trattenere i professionisti uno dei nodi centrali del Ssn.
Secondo Eurispes, la carenza infermieristica non dipende soltanto dal numero degli operatori disponibili. Lo studio distingue tra insufficienza quantitativa, disallineamento organizzativo e inefficienze del mercato del lavoro. L’aumento dei posti nei corsi di laurea viene considerato necessario, ma non sufficiente senza interventi su retribuzioni, condizioni professionali, percorsi di carriera e distribuzione delle competenze.
In Italia si contano 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, rispetto a una media europea di 8,9. Al 30 giugno 2026 risultavano iscritti all’Albo Fnopi 464.193 professionisti. Nel 2023 la disponibilità media era di 69 infermieri ogni 10.000 residenti, con valori compresi tra gli 86,2 del Lazio e i 52,2 della Campania. La retribuzione media era pari a circa 32.400 euro, contro i 39.800 euro della media Ocse.
Il rapporto ridimensiona alcune stime circolate negli anni sulla mobilità e sulla libera professione. Nel 2025 gli infermieri formati in Italia e registrati nei Paesi Ocse di destinazione erano circa 5.770. Il 44% lavorava nel Regno Unito, il 24% in Svizzera e il 12% in Belgio. I liberi professionisti risultavano circa 29.000: 23.956 in attività autonoma esclusiva e 5.306 con un rapporto di lavoro dipendente affiancato alla libera professione.
Luigi Baldini, presidente di Enpapi, sostiene che dati più rigorosi possano rappresentare il punto di partenza per superare le misure emergenziali. “Enpapi condivide l’opportunità di integrare gli infermieri libero professionisti nel Ssn attraverso un modello convenzionale di reclutamento diretto, regolato a livello nazionale”, afferma. Secondo Baldini, questa soluzione potrebbe coniugare autonomia, flessibilità e integrazione nei servizi territoriali previsti dal Pnrr e dal Dm 77/2022, con equo compenso, trasparenza e tutele.
La Fnopi richiama invece la necessità di ampliare il confronto oltre la sola dimensione numerica della carenza. La Federazione indica come prioritarie la capacità del sistema di attrarre, reclutare, valorizzare e trattenere i professionisti, oltre all’ammodernamento delle procedure di gestione del personale.
Per Fnopi servono percorsi lavorativi più stabili, opportunità di sviluppo, incentivi e misure di conciliazione tra vita professionale e privata. La Federazione sollecita anche investimenti sulle competenze specialistiche, attraverso i nuovi percorsi accademici introdotti dai decreti del 12 maggio e previsti dall’autunno. La crescita professionale, sottolinea, deve tradursi in responsabilità coerenti, riconoscimenti economici e possibilità di carriera.
Lo studio collega i nuovi modelli di lavoro alla riorganizzazione dell’assistenza territoriale. L’infermiere di famiglia o comunità viene indicato come figura centrale nelle Case della Comunità, nella gestione delle cronicità e nel raccordo tra servizi, famiglie e territorio. La proposta di convenzionamento resta un’ipotesi da sviluppare in un quadro nazionale regolato.