Clinica
Oncologia
22/05/2026

Screening tumore prostata, nuove evidenze sul test Psa. Ecco cosa mostrano

Aggiornata la revisione Cochrane sullo screening del carcinoma prostatico: il test Psa potrebbe ridurre la mortalità specifica, ma restano dubbi su sovradiagnosi ed eventi avversi

prostata

L’aggiornamento della revisione Cochrane sullo screening del carcinoma prostatico nasce da un’esigenza precisa: chiarire un dibattito che, da oltre vent’anni, divide comunità scientifica, clinici e decisori sanitari. Nel 2013 la stessa revisione concludeva che lo screening non riduceva in modo significativo né la mortalità specifica né quella generale. Da allora sono stati pubblicati due nuovi trial di grandi dimensioni e sono disponibili follow up estesi degli studi già inclusi. Questo ha reso necessario un riesame completo e rigoroso dei dati.

La revisione ha valutato l’efficacia dello screening rispetto alla mancata offerta di screening in uomini senza diagnosi pregressa di carcinoma prostatico. La ricerca sistematica ha incluso la Cochrane Library, MEDLINE, Embase, altri cinque database e due registri di trial, senza restrizioni linguistiche, dalla loro origine fino a novembre 2025. Sono stati considerati esclusivamente studi randomizzati controllati che confrontassero strategie di screening con l’assenza di screening.

Gli esiti critici erano mortalità specifica per carcinoma prostatico, mortalità generale ed eventi avversi; tra gli esiti importanti figuravano qualità di vita, diagnosi complessiva di carcinoma prostatico, diagnosi di malattia localizzata (stadi I e II), avanzata (stadi III e IV) e metastatica. Il rischio di bias è stato valutato con lo strumento Cochrane dedicato. Due revisori hanno selezionato gli studi, estratto i dati e valutato il rischio di bias in modo indipendente. Le analisi sono state condotte con modelli a effetti casuali, riportando gli esiti dicotomici come incidence rate ratio quando disponibili in termini di persone anni, oppure come risk ratio con intervalli di confidenza al 95%. La certezza delle prove è stata giudicata con GRADE, applicando soglie predefinite di differenza clinicamente rilevante minima.

Sono stati inclusi sei trial randomizzati per un totale di 789.086 partecipanti, condotti in Europa e Nord America, con uomini di età compresa tra 45 e 80 anni. Cinque studi hanno confrontato il test PSA, con o senza esplorazione rettale digitale, con la pratica clinica usuale priva di screening sistematico. I tre studi più ampi – CAP (Regno Unito), PLCO (USA) ed ERSPC (Europa) – rappresentano l’85% dei partecipanti. Un ulteriore studio, con risultati preliminari, ha valutato una strategia combinata basata su PSA, pannello di kallikreina e risonanza magnetica. Il follow up variava da 3,2 a 23 anni.

L’analisi degli esiti dello screening basato esclusivamente sul PSA si fonda soprattutto sulla certezza delle prove e quindi, in larga parte, sull’analisi di sensibilità condotta sullo studio ERSPC. Lo screening sembra ridurre la mortalità specifica per carcinoma prostatico, con un rate ratio di 0,87 (IC 95% 0,80 0,95; 162.236 partecipanti; evidenza di certezza moderata). Considerando un rischio basale di 16 decessi per carcinoma prostatico ogni 1000 uomini, ciò equivale a due decessi in meno ogni 1000. L’analisi complessiva dei trial suggerisce che lo screening potrebbe ridurre anche la mortalità generale, benché l’intervallo di confidenza includa la possibilità di un effetto minimo o nullo (rate ratio 0,99; IC 95% 0,97 1,00; 675.121 partecipanti; evidenza di bassa certezza). Su un rischio basale di 491 decessi per qualsiasi causa ogni 1000 uomini, ciò corrisponde a cinque decessi in meno ogni 1000.

Gli eventi avversi correlati a biopsia o trattamento sembrano non differire in modo significativo tra screening e controllo (RR 1,32; IC 95% 0,48 3,65; 408.721 partecipanti; bassa certezza), con una stima di un decesso in più ogni 100.000 uomini, ma con un intervallo di confidenza ampio e compatibile con un effetto nullo o opposto. Anche la qualità di vita non mostra differenze rilevanti (SF 6D 0,777 vs 0,779; P = 0,88; 969 partecipanti; bassa certezza).

Lo screening aumenta verosimilmente il numero complessivo di diagnosi di carcinoma prostatico (rate ratio 1,30; IC 95% 1,27 1,34; evidenza moderata), in particolare di malattia localizzata (RR 1,53; IC 95% 1,48 1,59; evidenza moderata). L’effetto sulla diagnosi di malattia avanzata è minimo o nullo (RR 0,90; IC 95% 0,85 0,95; evidenza moderata), mentre la diagnosi di malattia metastatica potrebbe ridursi (RR 0,65; IC 95% 0,59 0,71; evidenza bassa).

Per quanto riguarda la strategia combinata basata su PSA, pannello di kallikreina e risonanza magnetica, i risultati preliminari non riportano dati su mortalità specifica, mortalità generale, eventi avversi, qualità di vita o diagnosi di malattia metastatica. Le diagnosi complessive di carcinoma prostatico risultano verosimilmente non modificate in modo sostanziale rispetto al controllo (RR 1,85; IC 95% 1,56 2,19; evidenza moderata), così come le diagnosi di malattia localizzata (RR 1,88; IC 95% 1,55 2,27) e avanzata (RR 1,78; IC 95% 1,19 2,66).

Gli autori concludono che lo screening basato sul PSA probabilmente riduce la mortalità specifica per carcinoma prostatico e potrebbe ridurre la mortalità generale. L’effetto sugli eventi avversi appare minimo o nullo, ma la fiducia nelle stime è limitata da bias, eterogeneità e imprecisione. L’interpretazione dei risultati dipende in modo sensibile dalla soglia di differenza clinicamente rilevante adottata. Le evidenze sui potenziali danni dello screening, come le complicanze da biopsia o trattamento, restano insufficienti. Le strategie emergenti, come l’impiego combinato di pannelli di kallikreina e risonanza magnetica, potrebbero non modificare in modo sostanziale il numero di diagnosi, ma i loro effetti sulla mortalità non sono ancora noti.

Cochrane Database Syst Rev. 2026 May 15;5(5):CD004720. doi: 10.1002/14651858.CD004720.pub4.


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