Il 70% dei Pronto soccorso italiani affronta quotidianamente situazioni di boarding, con pazienti in barella in attesa di ricovero e tempi medi di attesa pari a circa 23 ore per un posto letto in area medica. È quanto emerge da un’indagine istantanea condotta dalla Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza su un campione di strutture corrispondente a circa 3 milioni di accessi registrati nel 2025.
Secondo i dati presentati in occasione del XIV Congresso nazionale SIMEU di Napoli, solo l’11% delle strutture dichiara di disporre di un organico medico sufficiente a garantire il servizio senza integrazioni. L’89% riferisce invece di ricorrere a prestazioni aggiuntive dei dirigenti medici o a contratti libero-professionali, mentre il 29% continua a utilizzare agenzie di servizi.
L’indagine rileva inoltre un incremento degli accessi ai Pronto soccorso pari a circa il 3% tra il 2025 e il 2024, dato che supera il 6% rispetto al 2023.
Per quanto riguarda i ricoveri, la percentuale di pazienti ricoverati dopo l’accesso in Pronto soccorso si conferma intorno al 13%, in linea con precedenti rilevazioni.
“Il boarding non è più accettabile, perché lede il diritto del cittadino all’accesso alle cure e danneggia il sistema stesso”, dichiara Alessandro Riccardi, presidente SIMEU. Secondo la società scientifica, il problema richiede interventi strutturali, a partire dall’adeguamento dei posti letto per acuti.
L’indagine ha valutato anche il livello di integrazione tra Pronto soccorso e strutture territoriali. Il 38% delle strutture non è stato in grado di fornire dati sui ricoveri verso ospedali di comunità, RSA o lungodegenze oppure ha dichiarato zero ricoveri. Nelle strutture che hanno comunicato il dato, i ricoveri verso strutture territoriali rappresentano lo 0,7% degli accessi complessivi.
Sul fronte della collaborazione con il territorio, solo il 36% dei Pronto soccorso riferisce una cooperazione stabile con i servizi territoriali basata su protocolli condivisi, mentre nel restante 64% il dialogo viene definito saltuario o assente. La cooperazione con i servizi sociali viene invece giudicata efficace dal 50% delle strutture.
Secondo SIMEU, i dati confermano la necessità di rafforzare la continuità assistenziale tra emergenza-urgenza, territorio e servizi socioassistenziali.