In Trentino si registrano pressioni sui medici per ridurre i tempi delle visite e utilizzare la pronta disponibilità per smaltire le liste d’attesa. La denuncia arriva da CIMO-FESMED, che segnala possibili ricadute sulla sicurezza delle cure.
Secondo il sindacato, negli ultimi mesi sarebbero stati avviati interventi organizzativi che prevedono richieste agli specialisti di accorciare il tempo dedicato ai pazienti e di anticipare attività ambulatoriali durante i turni di pronta disponibilità.
“Ridurre il tempo significa aumentare il rischio di errori o di valutazioni incomplete”, afferma Sonia Brugnara, presidente regionale del sindacato. “Ai medici in pronta disponibilità, invece di essere pronti a intervenire in caso di emergenza, viene chiesto di ‘portarsi avanti’ in ambulatorio”.
Secondo Cimo, si tratta di misure adottate per accelerare lo smaltimento delle liste d’attesa, ma che non affrontano le cause strutturali del problema e possono incidere sulla qualità dell’assistenza.
Nel documento viene richiamato anche il tema dell’attività intramoenia, indicata come possibile strumento di supporto ma limitata da criticità organizzative e dalla difficoltà di reperire personale, in particolare infermieristico. Due anni fa la Provincia ha stanziato 700.000 euro per consentire ai pazienti di accedere a prestazioni in intramoenia pagando solo il ticket, ma il meccanismo, secondo il sindacato, risulta ancora parzialmente applicato.
Tra i fattori strutturali vengono indicati la carenza di professionisti e l’aumento della domanda di prestazioni. “Il problema delle liste d’attesa si risolve con il governo della domanda e dell’offerta, basato sull’appropriatezza delle richieste”, sottolinea Brugnara.
“Ridurre le liste d’attesa è un obiettivo legittimo, ma non può avvenire a scapito della sicurezza delle cure”, conclude la presidente regionale di Cimo.