Il Ddl 1825 sulla riforma del Servizio sanitario nazionale non è sufficiente a superare le criticità del sistema. Lo ha affermato la federazione CIMO-FESMED il 9 aprile, nel corso dell’audizione presso la Commissione Affari sociali del Senato.
Il presidente Guido Quici, intervenendo a nome della federazione, ha evidenziato come il provvedimento, pur riconoscendo l’urgenza di intervenire sull’assetto del Ssn, presenti elementi di debolezza nella sua formulazione attuale. Tra questi, l’eccessiva genericità della delega al Governo e l’assenza di finanziamenti adeguati.
Secondo quanto riportato nel comunicato, permane inoltre una frammentazione organizzativa tra ospedale e territorio, pubblico e privato, personale dipendente e convenzionato, che ostacola la continuità assistenziale e incide sull’organizzazione delle cure.
CIMO-FESMED ha richiamato anche il rischio che una riorganizzazione della rete ospedaliera non accompagnata da un potenziamento dell’assistenza territoriale possa aumentare la pressione su ospedali e Pronto soccorso.
Tra i punti più critici segnalati figura il modello degli ospedali elettivi privi di Pronto soccorso, che secondo la federazione potrebbe compromettere la continuità delle cure, aumentare i trasferimenti dei pazienti e rendere meno attrattive le strutture di emergenza per il personale sanitario.
Ulteriori criticità riguardano le incertezze sulle risorse umane e sulla sostenibilità organizzativa del sistema.
“La riforma del Servizio sanitario nazionale deve essere affrontata con una visione integrata, garantendo risorse adeguate e superando l’attuale organizzazione a silos”, ha dichiarato Quici.
La federazione ha infine indicato la necessità di una revisione del provvedimento, ribadendo la disponibilità a contribuire alla definizione dei decreti legislativi.