Professione medica
Medici di famiglia
02/04/2026

Oncologia, Tralongo (Cipomo): integrazione territorio, meno burocrazia e reti operative

Al Congresso CIPOMO definite le priorità per l’oncologia: integrazione ospedale-territorio, ruolo dei MMG e riduzione del carico burocratico.

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Individuare priorità operative per rafforzare l’integrazione ospedale-territorio, superare gli ostacoli organizzativi che limitano il ruolo dei medici di medicina generale e ridurre il carico burocratico che grava sull’attività clinica degli oncologi. Sono i principali ambiti di intervento emersi dal lavoro di approfondimento sviluppato da CIPOMO nel corso del Congresso nazionale. Ne parliamo con Paolo Tralongo, presidente CIPOMO, che, in questa intervista affronta i principali nodi organizzativi dell’oncologia italiana, dalla transizione ospedale-territorio alla deburocratizzazione dei percorsi di cura, fino al ruolo della medicina generale e allo sviluppo del modello territoriale previsto dal DM 77.

I temi sono stati elaborati anche grazie al contributo dei tavoli tecnici coordinati da Luisa Fioretto, oncologa Past President CIPOMO e Coordinatore del Gruppo di lavoro, e Giovanni Pietro Iannello, oncologo e responsabile del progetto per CIPOMO-FNOMCeO, che hanno supportato la definizione delle priorità operative e delle proposte organizzative.

Al Congresso CIPOMO avete indicato cinque leve per rafforzare la transizione ospedale-territorio. Qual è la priorità più urgente da rendere operativa nei prossimi 12 mesi?

Le priorità più urgenti per realizzare la transizione ospedale-territorio in oncologia sono due
La creazione di una forte sinergia operativa tra oncologi ospedalieri e medici di medicina generale (MMG), supportata da modelli organizzativi strutturati come le AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali), le COT (Centrali Operative Territoriali) e l'uso della telemedicina. Questa necessità nasce dalla urgenza di decongestionare gli ospedali e gestire in prossimità del paziente (domicilio o casa di comunità) le fasi stabili o di follow-up, garantendo la continuità delle cure. La transizione deve trasformare il territorio da luogo di semplice assistenza a un “nodo” attivo della rete oncologica, in grado di farsi carico della cronicizzazione della malattia.
L’istituzione di governance unica per l’oncologia ospedale-territorio a livello regionale con l'obiettivo di garantire una maggiore omogeneità, equità e qualità nell'assistenza e nella cura dei pazienti oncologici su tutto il territorio.

Il documento prevede MMG integrati nella cartella oncologica e PDTA vincolanti. Oggi quali sono i principali ostacoli organizzativi e contrattuali?

L'integrazione dei Medici di Medicina Generale (MMG) nella rete oncologica e l'adozione di PDTA (Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali) vincolanti, previsti dal Piano Oncologico Nazionale 2023-2027, incontrano oggi notevoli ostacoli organizzativi e contrattuali. Nonostante la necessità di una presa in carico precoce e di una cartella oncologica condivisa, la transizione dalla teoria alla pratica è frenata da diversi fattori.

Ostacoli Organizzativi

Mancata Interoperabilità dei Sistemi Informatici: I MMG utilizzano software gestionali diversi da quelli ospedalieri. La cartella oncologica integrata richiede un'interconnessione, spesso assente, tra il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) e le cartelle cliniche onco-ematologiche regionali.

Carico di Lavoro e Risorse: I MMG sono spesso sovraccarichi. L'integrazione attiva nel follow-up e la gestione delle problematiche minori richiede tempo e formazione specifica non sempre adeguatamente supportati.

Accesso Limitato alla Cartella Oncologica: Nonostante le linee di indirizzo, in molte realtà il MMG non ha ancora un accesso diretto e bidirezionale per inserire o consultare dati in tempo reale nella cartella oncologica unica.

Ostacoli Contrattuali e Normativi

Inquadramento del Ruolo nei PDTA: I PDTA vincolanti definiscono ruoli e responsabilità, ma il contratto di lavoro del MMG (medico convenzionato e non dipendente) rende complessa la partecipazione obbligatoria ai tumor board multidisciplinari o la diretta responsabilità nella gestione di follow-up intensi. Queste attività spesso non trovano una chiara definizione contrattuale o una specifica remunerazione, disincentivando l'adesione formale.

Responsabilità Professionale: La gestione condivisa comporta la necessità di definire con precisione il passaggio di responsabilità tra oncologo e MMG nei PDTA, un punto critico nella gestione del rischio clinico.
Il successo di questa integrazione dipende dal superamento del “gap” digitale e dal riconoscimento contrattuale del ruolo del MMG come nodo strategico della rete oncologica, non solo come tramite per le prescrizioni.

I dati CIPOMO indicano che circa il 50% del tempo degli oncologi è assorbito da attività amministrative. Quali sono interventi immediatamente attuabili senza modifiche legislative?

I dati raccolti da CIPOMO confermano con chiarezza che il carico burocratico in oncologia ha ormai superato una soglia critica: in molti contesti le attività amministrative possono assorbire fino al 50% del tempo di lavoro del medico. Non si tratta soltanto di un problema di efficienza organizzativa, ma di una questione che incide direttamente sulla qualità dell’assistenza, sulle liste di attesa, sulla sostenibilità dei servizi e sul benessere professionale degli oncologi. Proprio per questo, una parte rilevante delle soluzioni può essere attuata subito, senza attendere modifiche legislative. L’analisi CIPOMO mostra infatti che molte attività che oggi gravano sull’oncologo non appartengono al nucleo clinico della visita e possono essere standardizzate, anticipate, delegate o supportate da strumenti digitali. In particolare, la fase di pre-visita è quella che offre il margine più ampio di semplificazione: checklist uniche, verifica preventiva di referti e dati amministrativi, raccolta anticipata dei consensi e precompilazione guidata delle informazioni possono evitare che il tempo della visita venga assorbito da compiti non clinici. Allo stesso modo, anche la fase successiva alla visita può essere riprogettata con interventi immediati: flussi standard per prenotazioni, esami di approfondimento e accessi terapeutici, template condivisi per la documentazione, invio automatizzato delle comunicazioni al medico di medicina generale, utilizzo più esteso del Fascicolo Sanitario Elettronico e chiara attribuzione delle responsabilità nelle attività post-visita. È su questi passaggi che si concentra oggi una parte rilevante del tempo impropriamente sottratto all’attività clinica. Un altro intervento immediatamente praticabile riguarda la delega organizzativa delle attività non cliniche a figure dedicate di percorso, come case manager, infermieri di percorso o personale amministrativo formato, in modo da usare in maniera più appropriata le competenze professionali e restituire tempo medico alla presa in carico del paziente. La visita oncologica deve tornare a essere il luogo della decisione clinica, della comunicazione e della relazione di cura; tutto ciò che non richiede direttamente la responsabilità professionale dell’oncologo deve essere semplificato o collocato altrove nel percorso. In questa prospettiva, deburocratizzare significa proteggere il tempo clinico, ridurre duplicazioni e variabilità, migliorare l’appropriatezza dei processi e rendere il sistema più sostenibile per professionisti e pazienti. Le misure normative restano importanti, ma molte azioni possono e devono partire subito a livello aziendale e regionale, con una chiara assunzione di responsabilità organizzativa.

I dati sul DM 77 mostrano ritardi rilevanti nello sviluppo delle strutture territoriali. Come si può evitare che questo blocchi la riorganizzazione dell’oncologia?

I ritardi nell'attuazione del DM 77/2022, che stabilisce gli standard per l'assistenza territoriale (Case della Comunità, COT), rischiano di frenare la necessaria riorganizzazione dell'oncologia, che mira a spostare il baricentro dall'ospedale al territorio. Tuttavia, la riorganizzazione oncologica può procedere nonostante i ritardi strutturali attraverso alcune strategie mirate:

Sviluppo di Reti Oncologiche Regionali (ROR) Digitali: In assenza di strutture fisiche (Ospedali e Case della Comunità), è fondamentale rafforzare la rete virtuale tra oncologi ospedalieri, medici di medicina generale e specialisti territoriali.

Implementazione Urgente della Telemedicina: Utilizzare telemonitoraggio e televiste per il follow-up dei pazienti oncologici cronici o in fase di stabilità, alleggerendo gli ospedali e mantenendo il paziente al domicilio, superando così la carenza di sedi fisiche.

Centrali Operative Territoriali (COT) come Priorità: Anticipare l'attivazione delle COT rispetto alla costruzione fisica delle Case di Comunità. Le COT sono essenziali per il "care management" e la continuità delle cure, agendo come ponte tra ospedale e territorio.

Integrazione dell'Assistenza Domiciliare (ADI): Potenziare l'assistenza domiciliare oncologica e le cure palliative, che hanno mostrato una maggiore capacità di attuazione rispetto alle strutture fisiche, garantendo la presa in carico del paziente.

Percorsi di Diagnosi e Cura (PDTA) Standardizzati: Applicare PDTA oncologici che definiscano chiaramente le responsabilità tra ospedale e territorio, garantendo che, anche in mancanza di una struttura fisica di riferimento, il paziente sappia chi lo ha in carico per ogni fase.

Formazione in Oncologia per la Medicina Generale: Investire nella formazione dei medici di famiglia per renderli parte attiva nella gestione del paziente oncologico in follow-up, riducendo gli accessi inappropriati in ospedale.

In sintesi, per sopperire alla lentezza infrastrutturale l’opzione più percorribile è quella basata sulla digitalizzazione e sulla riorganizzazione dei processi (Reti, COT, Telemedicina).

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