Nel 2024 l’8,5% della popolazione dell’Unione europea vive in famiglie in cui almeno un componente necessita di assistenza a lungo termine, ma solo il 28,3% riceve servizi domiciliari professionali. Il dato, in crescita di 7,3 punti percentuali rispetto al 2016, evidenzia un ampliamento dell’offerta, che resta però limitata rispetto al fabbisogno.
Secondo i dati Eurostat, il 6,1% dei cittadini europei vive in famiglie con bisogni assistenziali senza ricevere assistenza domiciliare, mentre il 27,1% segnala un bisogno non soddisfatto o parzialmente soddisfatto di servizi professionali. Complessivamente, solo il 2,4% della popolazione vive in nuclei in cui è attiva assistenza domiciliare, in aumento rispetto all’1,8% del 2016.
Le differenze tra Paesi restano marcate. Le quote più elevate di utilizzo dei servizi domiciliari si registrano in Danimarca (63,5%), Cipro (62,9%) e Belgio (52,9%), mentre i livelli più bassi si osservano in Estonia (7,6%), Ungheria (8,3%) e Polonia (8,5%).
Tra i fattori che limitano l’accesso ai servizi, il peso delle barriere economiche è diminuito, passando dal 15,4% nel 2016 al 10,5% nel 2024. Aumenta invece il ruolo della disponibilità dei servizi, indicata come ostacolo dal 5,0% degli intervistati, con valori leggermente più elevati nelle aree rurali (5,3%) rispetto alle città (4,9%).
In Italia il tema della disponibilità dei servizi emerge con particolare evidenza. La quota di persone che non utilizza o utilizza meno del necessario l’assistenza domiciliare per carenza di offerta raggiunge il 13,5% nelle città, il 13,8% nelle aree suburbane e il 7,4% nelle aree rurali, tra i valori più elevati a livello europeo.
I dati confermano il ruolo centrale dell’assistenza domiciliare nella gestione della cronicità e della non autosufficienza, ma evidenziano anche la necessità di rafforzare l’offerta e l’organizzazione dei servizi sul territorio.