«Condividiamo l’obiettivo di rafforzare il rapporto con il mondo universitario, ma riteniamo necessario approfondire alcuni aspetti della proposta, in particolare quelli che riguardano il ruolo e le prospettive della dirigenza medica e sanitaria del Servizio sanitario nazionale». È una posizione netta quella espressa da Anaao Assomed e Cimo-Fesmed sull’atto aziendale della Azienda Sanitaria Universitaria Integrata del Trentino, il documento che dovrà definire l’assetto della nuova sanità universitaria integrata.
Le sigle sindacali entrano nel merito e parlano apertamente di rischio penalizzazione per i professionisti del servizio sanitario provinciale. «Si tratta di un ridimensionamento che rischia di compromettere seriamente l’attrattività dell’azienda – sottolineano – in un contesto già segnato da difficoltà nel reclutamento e nella fidelizzazione del personale». Il riferimento è alla previsione secondo cui fino al 30% delle strutture complesse potrebbe essere affidato a direzione universitaria, con una riduzione della quota guidata da dirigenti del sistema sanitario. Da qui la richiesta di garanzie: «Chiediamo che siano tutelate la dignità e l’autonomia professionale della dirigenza medica e sanitaria. L’integrazione non deve trasformarsi, come già avvenuto in altre realtà, in una penalizzazione». Non solo contenuti, ma anche metodo. I sindacati lamentano un coinvolgimento insufficiente nel percorso di definizione dell’atto aziendale: «Un cambiamento così profondo dell’assetto organizzativo richiede un percorso partecipativo più ampio, che vada ben oltre una semplice informativa sindacale». Il rischio, avvertono, è quello di modelli «calati dall’alto e lontani dalla pratica clinica».
Nel dettaglio, tra le criticità segnalate figurano l’assenza di un Dipartimento oncologico e la scelta di accorpare in un unico dipartimento le aree di emergenza-urgenza, pronto soccorso e anestesia-rianimazione, una soluzione che «rischia di creare confusione organizzativa e di rendere poco funzionale l’attività del settore». Nonostante le critiche, l’approccio resta dichiaratamente costruttivo: «Chiediamo che la nascita di un’Azienda sanitaria universitaria integrata rappresenti una reale opportunità di crescita per tutti i professionisti, e non un aggravio organizzativo o gestionale». Il confronto si inserisce in una fase di profonda trasformazione del sistema sanitario trentino. La Provincia autonoma e l’ASUIT stanno costruendo un modello integrato con l’Università di Trento, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra assistenza, ricerca e formazione. In questo quadro, la Giunta provinciale ha appena approvato la nascita del Comitato di indirizzo, organismo che entrerà in funzione dal 1° aprile con funzioni consultive e di monitoraggio. Il suo compito sarà garantire la coerenza tra programmazione sanitaria e accademica nei Dipartimenti ad attività integrata e vigilare sull’attuazione del protocollo tra Provincia e Università.