Il Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell'EMA ha espresso parere positivo raccomandando l'autorizzazione all'immissione in commercio di lurbinectedina (Zepzelca®) in combinazione con atezolizumab (Tecentriq®) come terapia di mantenimento di prima linea negli adulti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio avanzato (ES-SCLC) la cui malattia non sia progredita dopo la terapia di induzione standard. La decisione formale della Commissione Europea è attesa nelle prossime settimane, secondo la procedura regolamentare vigente.
Il carcinoma polmonare a piccole cellule rappresenta circa il 15% di tutti i tumori del polmone ed è la forma più aggressiva, caratterizzata da crescita rapida e diffusione precoce. In Europa vengono diagnosticati ogni anno circa 62.000 nuovi casi, con la maggior parte dei pazienti che riceve la diagnosi già in fase avanzata. Le opzioni terapeutiche disponibili in questo setting sono rimaste storicamente limitate.
Lurbinectedina è un analogo sintetico di un composto marino isolato dall'ascidia Ecteinascidia turbinata. Il suo meccanismo d'azione si basa sull'inibizione selettiva dei programmi di trascrizione oncogenica da cui molti tumori dipendono. Oltre all'effetto diretto sulle cellule neoplastiche, il farmaco agisce sui macrofagi associati al tumore riducendo la produzione di citochine pro-tumorali. La combinazione con atezolizumab, un inibitore del checkpoint PD-L1, mira a potenziare la risposta immunitaria antitumorale sinergicamente con l'inibizione trascrizionale.
Il parere del CHMP si fonda sui dati dello studio di Fase 3 IMforte che ha randomizzato 483 pazienti con ES-SCLC al completamento di quattro cicli di induzione con atezolizumab, carboplatino ed etoposide. La sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana è risultata di 5,4 mesi nel braccio sperimentale versus 2,1 mesi nel braccio atezolizumab in monoterapia, con una riduzione del 46% del rischio di progressione o morte. La sopravvivenza globale (OS) mediana è stata di 13,2 mesi versus 10,6 mesi, corrispondente a una riduzione del 27% del rischio di morte. La durata del trattamento nel braccio combinato è risultata doppia rispetto alla monoterapia (4,2 vs 2,1 mesi).
Sul profilo di sicurezza, eventi avversi correlati al trattamento di grado 3–4 si sono verificati nel 25,6% dei pazienti nel braccio combinato versus 5,8% nel braccio di controllo. Il tasso di interruzione per eventi avversi è stato del 6,2% versus 3,3%, senza nuove segnalazioni di sicurezza rispetto al profilo già noto.
«Il carcinoma polmonare a piccole cellule continua a rappresentare una delle neoplasie con il più alto bisogno clinico insoddisfatto, soprattutto nello stadio avanzato», ha dichiarato la prof.ssa Silvia Novello, Direttrice dell'Oncologia Medica dell'Ospedale San Luigi di Orbassano e Professoressa Ordinaria all'Università di Torino. «Il parere positivo del CHMP introduce una nuova opportunità terapeutica in un setting in cui le opzioni sono state finora limitate. Si tratta di un avanzamento che potrebbe contribuire a ridefinire l'approccio terapeutico e offrire nuove prospettive concrete per questi pazienti».
La combinazione lurbinectedina + atezolizumab è già autorizzata come mantenimento di prima linea in dieci paesi, tra cui Stati Uniti, Svizzera e Israele. A seguito del parere positivo del Comitato per i Medicinali Orfani (COMP), lurbinectedina ha inoltre ricevuto la designazione di farmaco orfano per il SCLC nella UE.
«Il parere positivo del CHMP rappresenta un traguardo molto importante per facilitare l'accesso dei pazienti europei a una nuova opzione terapeutica», ha dichiarato Luis Mora, Direttore Generale di PharmaMar. «È inoltre un riconoscimento significativo dell'impegno della nostra azienda nella ricerca e nello sviluppo di farmaci innovativi».