Lo Smi avvia una consultazione nazionale per raccogliere orientamenti e criticità sulla proposta di riforma della medicina generale attualmente in discussione in Parlamento. L’iniziativa, annunciata il 25 marzo 2026, è collegata alla presentazione alla Camera della proposta di legge n. 2218.
“La politica deve ascoltare, se si vuole porre un argine all’esodo dalla professione ed evitare che milioni di italiani rimangano senza medico”, ha dichiarato Pina Onotri, segretario generale del Sindacato medici italiani, sottolineando l’obiettivo di coinvolgere i professionisti su alcuni nodi chiave della riforma.
Secondo lo Smi, la consultazione nasce per evitare che il nuovo modello organizzativo venga definito senza un confronto con i medici di medicina generale. Il progetto di legge, viene evidenziato, prevede una riorganizzazione dell’attività tra studi dei medici e strutture territoriali, come le Case di comunità, senza considerare pienamente le condizioni di lavoro attuali.
Tra le principali criticità segnalate dal sindacato vi è l’ipotesi di articolare l’attività in venti ore settimanali negli studi e diciotto ore nelle strutture delle Asl. Una proposta che, secondo Onotri, non tiene conto del lavoro di back office e delle attività non visibili, che portano già oggi l’impegno complessivo dei medici di famiglia a quaranta o cinquanta ore settimanali.
Il rischio indicato è quello di configurare un impiego dei medici di medicina generale “in una cornice di un rapporto di dipendenza ma senza le tutele previste dal lavoro dipendente”.
Lo Smi segnala infine la disponibilità ad avviare iniziative di proposta e di protesta per difendere le condizioni professionali della categoria, invitando i medici a partecipare alla consultazione online.