La Commissione europea ha approvato l’estensione di indicazione per la terapia a base di niraparib e abiraterone acetato più prednisone o prednisolone (AAP) in combinazione con terapia di deprivazione androgenica (ADT) per il trattamento dei pazienti con tumore della prostata metastatico ormono-sensibile (mHSPC) e mutazioni BRCA1/2 (germinali e/o somatiche).
Il tumore della prostata metastatico ormono-sensibile, noto anche come carcinoma prostatico metastatico sensibile alla castrazione (mCSPC), si riferisce al carcinoma prostatico che risponde ancora alla terapia androgeno-deprivante (ADT) e si è diffuso ad altre parti del corpo.
Il tumore della prostata è il secondo tumore più diagnosticato e la quinta causa di morte oncologica negli uomini a livello globale: nel 2022 si stimano circa 1,4 milioni di nuovi casi e quasi 400.000 decessi. Il mCSPC de novo rappresenta il 5–10% di tutte le diagnosi di tumore prostatico, ma è responsabile di quasi il 50% dei decessi per questa malattia. Circa un paziente su dieci con mHSPC presenta mutazioni BRCA1/2, il che rafforza la necessità di nuove opzioni terapeutiche mirate.
«I pazienti con carcinoma prostatico metastatico con mutazioni BRCA 1/2 spesso presentano un andamento clinico maggiormente aggressivo con una minore sensibilità alle terapie standard. È pertanto di fondamentale importanza l’identificazione precoce di questi pazienti per consentire un approccio terapeutico personalizzato che agisca sui meccanismi biologici alla base della malattia», dichiara Elena Verzoni, Dirigente Medico Dipartimento di Oncologia Genito-urinaria e Programma Prostata, Fondazione IRCCS, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
La combinazione somministrata per via orale consiste nella combinazione di niraparib, un inibitore altamente selettivo delle poli (ADP-ribosio) polimerasi (PARP) che interferisce con i processi di riparazione del DNA nelle cellule tumorali, e abiraterone acetato, inibitore del CYP17 che riduce la produzione di testosterone necessario alla crescita del tumore.
L’approvazione della combinazione, attualmente prodotta e commercializzata da Johnson & Johnson, è supportata dai dati dello studio di fase 3 AMPLITUDE, che aveva l'obiettivo di valutare l'efficacia e la sicurezza della combinazione niraparib più AAP rispetto al placebo più AAP in 696 pazienti con mHSPC e alterazioni del gene della riparazione della ricombinazione omologa (HRR), tra cui BRCA 1/2. Nelle forme di tumore della prostata metastatico ormono-sensibile (mHSPC) con alterazioni dei geni BRCA1/2, il regime terapeutico a base di niraparib e abiraterone acetato è associato ad un ritardo clinicamente significativo nella progressione della malattia, riducendo quasi della metà il rischio di progressione o morte, con una tendenza precoce verso un miglioramento della sopravvivenza globale rispetto allo standard di cura.
Il profilo di sicurezza è coerente con quanto osservato nel carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione (mCRPC), per il quale la combinazione di niraparib più AAP è già stata approvata a livello europeo. Gli eventi avversi (EAs) di grado 3/4 più comuni sono stati anemia e ipertensione. Il numero delle interruzioni a causa di eventi avversi legate al trattamento è rimasto basso e gli eventi avversi sono stati gestiti con modifiche della dose e cure di supporto.
Per l’elenco completo degli eventi avversi e per le informazioni su posologia e modalità di somministrazione, controindicazioni e altre precauzioni d’uso di niraparib e abiraterone acetato, fare riferimento al Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto.
«L'approvazione odierna cambia un paradigma terapeutico e porta nuova speranza a chi riceve una diagnosi di carcinoma prostatico metastatico», conclude Henar Hevia, Senior Director, EMEA Therapeutic Area Head, Oncology, Johnson & Johnson. «Con l’introduzione di niraparib e abiraterone acetato in una fase iniziale del percorso terapeutico, quando le cellule cancerose rispondono ancora alla terapia ormonale, possiamo intervenire in un momento in cui è possibile avere il maggiore impatto nel contribuire a modificare il decorso della malattia nei pazienti con tumori mutati BRCA1/2».