Il tumore del pancreas continua a rappresentare una delle neoplasie più aggressive e difficili da trattare in oncologia, soprattutto perché nella maggior parte dei casi la diagnosi avviene quando la malattia è già in fase avanzata. In Italia si stimano ogni anno circa 13-14 mila nuovi casi, e la patologia è tra le principali cause di morte oncologica nei Paesi occidentali.
Il tema è tornato al centro dell’attenzione dopo la notizia della morte della presentatrice Enrica Bonaccorti, scomparsa il 12 marzo a causa di questa malattia.
“Non conosciamo nel dettaglio il caso della attrice e presentatrice Enrica Bonaccorti – spiega Paolo Tralongo, presidente CIPOMO e direttore del Dipartimento di oncologia dell’ospedale di Siracusa –. Certo è che una delle principali criticità del tumore del pancreas è la difficoltà di riconoscerlo nelle fasi iniziali. I sintomi sono spesso poco specifici e possono comparire solo quando il tumore è già in fase avanzata”.
Il pancreas è una ghiandola situata tra stomaco e intestino che svolge una duplice funzione: produce enzimi necessari alla digestione e ormoni, tra cui l’insulina, che regolano il metabolismo degli zuccheri nel sangue. I tumori che colpiscono questo organo possono svilupparsi in diverse aree della ghiandola e presentare caratteristiche biologiche differenti.
La forma più frequente è l’adenocarcinoma pancreatico duttale, che rappresenta circa il 90-95% dei casi e origina dalle cellule che producono enzimi digestivi. Esistono poi forme più rare, come i tumori neuroendocrini pancreatici, che derivano dalle cellule che producono ormoni e che in alcuni casi possono avere un decorso più lento.
Tra i segnali più comuni della malattia si possono osservare dolore addominale o dorsale, perdita di peso involontaria, perdita di appetito, stanchezza persistente e ittero, cioè la colorazione gialla della pelle e degli occhi.
“Il tumore del pancreas è purtroppo una delle neoplasie più difficili da trattare proprio perché spesso viene diagnosticato quando la malattia è già in fase avanzata – sottolinea Tralongo –. Per questo è fondamentale rafforzare gli strumenti di diagnosi precoce, sostenere la ricerca e garantire una presa in carico delle persone all’interno delle reti oncologiche regionali, dove la gestione multidisciplinare consente di integrare chirurgia, oncologia medica, radioterapia e cure di supporto”.
Secondo CIPOMO, il rafforzamento delle reti oncologiche regionali e dei percorsi di presa in carico multidisciplinare rappresenta uno degli strumenti principali per migliorare la gestione clinica di questa patologia e assicurare ai pazienti un accesso coordinato alle diverse opzioni terapeutiche e ai servizi di supporto.