Nuove strategie terapeutiche per tumore del pancreas, melanoma, carcinoma mammario, tumore del fegato e tumore della vescica sono tra i temi che hanno attirato maggiore attenzione al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) 2026, a Chicago.
Tra i risultati più rilevanti figurano quelli dello studio Resolute sul tumore del pancreas metastatico. La molecola sperimentale daraxonrasib, somministrata per via orale a pazienti già sottoposti a precedenti trattamenti, ha portato la sopravvivenza media a 13,2 mesi rispetto ai 6,7 mesi ottenuti con la chemioterapia. Lo studio ha coinvolto circa 500 pazienti ed è stato presentato in sessione plenaria. Il farmaco è attualmente in fase di valutazione regolatoria ed è oggetto di ulteriori studi anche in stadi più precoci della malattia.
Nel melanoma sono stati presentati i dati aggiornati dello studio Keynote-942. La combinazione tra il vaccino personalizzato a mRNA intismeran e pembrolizumab ha ridotto del 49% il rischio di recidiva o morte rispetto alla sola immunoterapia. A cinque anni dall’intervento chirurgico, il 68,8% dei pazienti trattati con la combinazione risultava libero da malattia contro il 49,1% del gruppo trattato con il solo pembrolizumab. Lo studio di fase III è attualmente in corso anche in Italia.
Indicazioni di possibile cambiamento della pratica clinica arrivano anche dal carcinoma mammario duttale in situ e dalle lesioni mammarie ad alto rischio. Uno studio internazionale coordinato dall’Istituto europeo di oncologia di Milano e dalla Champalimaud Foundation ha mostrato che il tamoxifene a basse dosi dopo l’intervento chirurgico riduce significativamente il rischio di recidive e nuovi tumori mantenendo un profilo di tollerabilità favorevole. L’analisi ha coinvolto 1.545 pazienti seguite per oltre nove anni ed è stata presentata come studio “practice changing”.
Nel carcinoma epatocellulare non resecabile, lo studio di fase III Emerald-3 ha valutato la combinazione di durvalumab e tremelimumab con lenvatinib e chemioembolizzazione transarteriosa. Il trattamento ha determinato una riduzione del 30% del rischio di progressione di malattia rispetto alla sola chemioembolizzazione. La sopravvivenza libera da progressione è risultata pari a 13 mesi rispetto a 9,8 mesi del gruppo di controllo.
Nuovi dati arrivano infine dal tumore della vescica non muscolo-invasivo ad alto rischio. Nello studio Potomac, l’aggiunta di un anno di trattamento con durvalumab alla terapia standard con Bacillus Calmette-Guérin ha portato a una sopravvivenza a cinque anni dell’87,6%. Secondo i risultati presentati al congresso, il beneficio è stato ottenuto senza un impatto clinicamente rilevante sulla qualità di vita riferita dai pazienti.
Nel complesso, i risultati presentati a Chicago mostrano il consolidamento del ruolo dell’immunoterapia in diversi setting di malattia, l’avanzamento delle strategie di medicina personalizzata e l’emergere di nuove opzioni terapeutiche in aree dove i progressi clinici sono stati limitati negli ultimi anni.