Nel 2024 oltre 7,6 milioni di persone, pari al 54% della popolazione target, sono rimaste fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico organizzati dal Servizio sanitario nazionale. Secondo l'analisi della Fondazione GIMBE, basata sul Report 2024 dell'Osservatorio Nazionale Screening (ONS), la mancata adesione e le criticità nell'organizzazione dei programmi hanno comportato la mancata intercettazione di oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose.
I programmi di screening inclusi nei Livelli essenziali di assistenza riguardano il tumore della mammella, della cervice uterina e del colon-retto. Nel 2024 sono state invitate oltre 14,1 milioni di persone, ma hanno aderito meno di 6,5 milioni. «Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – compromettono l'efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose».
Per lo screening mammografico è stato invitato il 97,3% della popolazione target, ma ha aderito il 50% delle donne. Per lo screening cervicale l'estensione degli inviti ha raggiunto il 117,2%, anche per recuperare gli inviti non effettuati durante la pandemia, mentre l'adesione si è fermata al 51%. Lo screening del colon-retto ha registrato un'estensione del 94%, ma ha coinvolto soltanto il 33,3% delle persone invitate. In tutti e tre i programmi permangono marcate differenze regionali, con il Mezzogiorno che presenta i livelli di adesione più bassi.
Secondo la Fondazione GIMBE, assumendo come riferimento una copertura del 90% della popolazione target, nel 2024 i programmi organizzati non hanno consentito di individuare oltre 11.000 tumori della mammella, di cui più di 2.300 carcinomi invasivi di piccole dimensioni, quasi 9.700 lesioni precancerose della cervice uterina, circa 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati. Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose avrebbero potuto essere intercettati attraverso gli screening organizzati, permettendo l'avvio tempestivo degli approfondimenti diagnostici e dei trattamenti necessari.
L'analisi richiama inoltre l'attenzione sull'estensione delle fasce di età prevista dalla legge di Bilancio 2026. Secondo Cartabellotta, l'ampliamento dell'offerta rappresenta un'evoluzione delle strategie di prevenzione oncologica, ma dovrebbe essere attuato solo dopo aver garantito un'elevata copertura della popolazione già destinataria degli screening previsti dai LEA, per evitare un ulteriore ampliamento delle differenze tra le Regioni.
I dati dell'ONS mostrano una crescita degli inviti e della copertura rispetto agli anni precedenti, ma, secondo la Fondazione GIMBE, l'Italia resta lontana dall'obiettivo fissato dal Consiglio dell'Unione europea di raggiungere una copertura del 90% della popolazione target. Il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 colloca questo traguardo al 2029, con obiettivi intermedi del 70% nel 2027 e dell'80% nel 2028.