Grazie alla biopsia liquida esiste una possibilità di cura anche per i pazienti con tumore del colon avanzato che non risponde più alle terapie standard. Lo dimostrano i risultati di uno studio, promosso dal Gruppo Oncologico dell’Italia Meridionale (GOIM) in cui ha svolto un ruolo centrale l’Istituto Europeo di Oncologia, appena pubblicati su Annals of Oncology.
Il trial multicentrico CAVE-2 GOIM ha arruolato 156 pazienti con tumore del colon refrattario ad almeno due linee di terapia, valutando se il ritrattamento con farmaci inibitori dell'EGFR – da soli o in combinazione con l'immunoterapico Avelumab – potesse rappresentare un'opzione praticabile. La selezione dei pazienti è avvenuta tramite biopsia liquida con profilazione genomica estesa su oltre 300 geni. rilevanti I risultati sono frutto della collaborazione scientifica tra la Divisione di oncologia medica GI/NET, la Divisione IEO Nuovi Farmaci, diretta dal Prof Giuseppe Curigliano e il gruppo GOIM.
Il tumore del colon-retto è la seconda neoplasia più frequente in Italia con oltre 48.000 nuovi casi l'anno e la prima causa di morte oncologica nei giovani sotto i 50 anni. "Questa pubblicazione avvalora il ruolo che la biopsia liquida può avere nel carcinoma del colon metastatico in termini di decisione terapeutica" commenta il Dr. Nicola Fazio, direttore della Divisione di Oncologia Medica GI/NET dello IEO.
"Dopo progressione alla prima e seconda linea, i trattamenti disponibili sono purtroppo meno numerosi ed attivi" spiega il Dr. Davide Ciardiello dello IEO, primo autore del lavoro. "Abbiamo scoperto che nei pazienti che alla biopsia liquida non presentavano mutazioni di resistenza a Cetuximab, la sopravvivenza era notevolmente migliore rispetto ai dati storici delle terapie standard, con grande beneficio clinico e un profilo di tollerabilità favorevole."
Centrale, in questo contesto, il valore della biopsia liquida rispetto a quella tissutale. "Abbiamo dimostrato come il ri-trattamento con farmaci anti-EGFR, guidato dal risultato della biopsia liquida con profilazione genomica estesa (con oltre 300 geni valutati), sia associato a risultati promettenti. Infatti, l’utilizzo della biopsia liquida ha consentito di identificare pazienti con tumori “negative hyperselected” (che cioè non presentavano alterazioni geniche potenziali di resistenza) che hanno ottenuto un beneficio significativo dal ri-trattamento con farmaci anti-EGFR, indipendentemente dall’associazione con i farmaci immunoterapici" sottolinea la Prof.ssa Stefania Napolitano dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli. “Lo studio ha dimostrato l’importanza della biopsia liquida (cioè su sangue) che, rispetto a quella “solida” (cioè su tessuto tumorale), che si effettua inizialmente per fare la diagnosi, è in grado di cogliere tutte le mutazioni e le informazioni sul tumore nella sua crescita e diffusione.”
La ricerca prosegue: a breve sarà attivo lo studio ROMANCE, proposto da IEO e condotto in ambito GOIM, che confronterà il ritrattamento anti-EGFR guidato da biopsia liquida con la terapia standard come trattamento di terza linea nel carcinoma colorettale metastatico.