Una revisione Cochrane su 82 studi condotti in 20 Paesi, per oltre 28.000 pazienti, indica che l’assistenza guidata dagli infermieri garantisce esiti clinici e livelli di sicurezza sovrapponibili a quelli dei medici, senza differenze rilevanti in termini di mortalità, eventi avversi o percezione dello stato di salute.
L’analisi ha valutato la sostituzione medico-infermiere in contesti ospedalieri e ambulatoriali, includendo reparti di degenza e ambulatori specialistici. Sono stati coinvolti infermieri specialisti, infermieri professionali in formazione specialistica e infermieri professionali non in formazione, impegnati in ambiti quali cardiologia, diabetologia, oncologia, ostetricia-ginecologia e reumatologia.
Nella maggior parte degli endpoint clinici non sono emerse differenze significative tra assistenza infermieristica e medica per outcome critici quali mortalità, qualità di vita, autoefficacia e sicurezza del paziente. In alcune aree, tra cui controllo del diabete, follow-up oncologico e dermatologia, l’assistenza guidata dagli infermieri ha mostrato risultati migliori. Performance lievemente superiori della gestione medica sono state osservate in un numero limitato di servizi di salute sessuale e nel follow-up dell’aborto farmacologico.
“I nostri risultati dimostrano che i servizi gestiti da infermieri forniscono un’assistenza altrettanto sicura ed efficace di quella gestita da medici per molti pazienti. In alcune aree, i pazienti hanno effettivamente ottenuto risultati migliori quando erano assistiti da infermieri”, ha affermato il professor Michelle Butler, autore della ricerca.
I modelli organizzativi analizzati risultano eterogenei: in alcuni casi gli infermieri operavano in autonomia, in altri sotto supervisione medica o seguendo protocolli specialistici. Butler ha aggiunto che in alcune situazioni gli appuntamenti con gli infermieri risultavano più rapidi e includevano componenti educative aggiuntive, elemento che potrebbe aver contribuito ai risultati osservati.
Le evidenze sui costi diretti risultano meno omogenee. Diciassette studi hanno riportato una riduzione dei costi associata all’assistenza infermieristica, mentre nove hanno evidenziato un aumento, attribuito principalmente a consulti più lunghi, maggiori invii ad altri specialisti o differenze prescrittive.
Gli autori sottolineano che la sostituzione medico-infermiere non rappresenta un modello applicabile in modo indistinto a tutti i contesti clinici e organizzativi. L’implementazione richiede pianificazione in termini di formazione, organizzazione del lavoro e impatto sulla forza lavoro.
“Gli infermieri non possono rappresentare semplicemente una sostituzione”, conclude Timothy Schultz, tra gli autori. “Per funzionare al meglio, questi servizi necessitano di formazione, supporto e modelli adeguati, ma le prove dimostrano che i pazienti ne possono trarre benefici significativi”.