L’Italia dispone di 5,4 medici per 1.000 abitanti, un dato superiore alla media OCSE pari a 3,9, ma oltre 92.000 professionisti operano al di fuori del Servizio sanitario nazionale. Le carenze si concentrano in alcuni ambiti, a partire dalla medicina generale, con oltre 5.500 medici di famiglia mancanti, e in specialità come emergenza-urgenza, radioterapia, medicina nucleare, cure palliative e medicina di comunità / cure primarie. È quanto emerge dall’analisi presentata da Fondazione Gimbe nel corso di un’audizione alla Camera sul disegno di legge di riforma delle professioni sanitarie.
Secondo il presidente Nino Cartabellotta, il quadro riflette un progressivo indebolimento delle condizioni di lavoro nel settore pubblico. Tra il 2012 e il 2024 la spesa per il personale sanitario si è ridotta virtualmente di 33,04 miliardi di euro, con una contrazione della quota sulla spesa sanitaria totale dal 39,7% al 36,6%.
Le criticità riguardano anche il personale infermieristico. Il rapporto in Italia è di 6,9 infermieri per 1.000 abitanti, a fronte di una media OCSE di 9,5, e per l’anno accademico 2025-2026 le domande di iscrizione ai corsi di laurea risultano inferiori ai posti disponibili.
Gimbe evidenzia che il disegno di legge sulle professioni sanitarie presenta obiettivi condivisibili, ma, in assenza di risorse dedicate e in presenza della clausola di invarianza finanziaria, le misure previste potrebbero non produrre effetti concreti. «La legge delega rischia di ridursi a un intervento meramente ordinamentale», ha osservato Cartabellotta, sottolineando che «in assenza di risorse per trattenere i professionisti e rendere attrattive le carriere, il rilancio delle politiche del personale rimarrà un miraggio».
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda la revisione delle norme sulla responsabilità professionale. Secondo la Fondazione, l’equiparazione tra linee guida e buone pratiche clinico-assistenziali potrebbe generare un quadro di incertezza normativa e non rafforzare la tutela dei professionisti. «Questa impostazione rischia di non rafforzare la tutela dei professionisti e di creare un vuoto normativo», ha aggiunto Cartabellotta.