L’alcol è un cancerogeno certo per l’uomo (Iarc, Gruppo 1) e per l'OMS non esiste nessun livello di consumo sicuro. Un articolo pubblicato su JAMA fa il punto sulle evidenze, sottolineando le implicazioni cliniche e la necessità di una comunicazione chiara medico-paziente.
I tumori correlati al consumo di alcol comprendono bocca, faringe, laringe, esofago, mammella, colon-retto e fegato. Nel 2020 circa 740.000 casi di cancro a livello globale sono stati attribuiti all’alcol. Negli Stati Uniti è il terzo principale fattore di rischio oncologico modificabile, dopo fumo ed eccesso di peso.
Gli effetti cancerogeni derivano soprattutto dal metabolita acetaldeide, che può danneggiare il DNA. I portatori della variante ALDH2*2, metabolizzano l’acetaldeide più lentamente, con effetti cancerogeni maggiori anche a basse quantità di alcol. L’alcol aumenta inoltre i livelli di estrogeni (rischio di tumore mammario) e può portare a cirrosi, principale fattore di rischio per carcinoma epatocellulare.
Il rischio oncologico cresce in modo dose-dipendente. Una meta-analisi del 2015 su 572 studi ha mostrato che consumi superiori a 50 g/die (circa 3,5 drink) aumentano significativamente il rischio di diversi tumori. Il rapporto WCRF 2018 ha confermato prove solide per tumore del colon-retto già con ≥30 g/die e per tumore del fegato con ≥45 g/die.
Anche consumi più bassi non sono privi di rischio. Una meta-analisi del 2025, che ha incluso solo astemi “puri” come gruppo di confronto, ha rilevato un incremento del 10% del rischio di tumore mammario già con ≤1 drink/die.
Gli autori sottolineano l’importanza di:
• informare i pazienti sui rischi oncologici legati all’alcol;
• incoraggiare l’adesione alle linee guida e scoraggiare il consumo;
• utilizzare strumenti di screening e counseling nella pratica clinica, con attenzione particolare a fumatori, soggetti con variante genetica ALDH2*2 e pazienti con patologie epatiche.
A livello di salute pubblica, tra le misure raccomandate figurano etichette di avvertenza più chiare, analoghe a quelle del tabacco, oltre a politiche per ridurre il consumo dannoso.
Educazione dei pazienti, screening regolare e trattamento dei disturbi da uso di alcol possono ridurre i rischi per la salute e migliorare la salute generale. A livello di policy, queste raccomandazioni rafforzano l’evidenza che l’astensione o la riduzione drastica del consumo restano le uniche strategie realmente sicure in ottica oncologica, aprendo la strada a interventi normativi più stringenti anche in Europa.
Matteo Vian