"Siamo di fronte a vere e proprie occupazioni d'ufficio, in cui le direzioni delle Uoc vengono affidate senza concorsi pubblici a dirigenti universitari nominati per convenzione. Noi chirurghi ospedalieri, invece, affrontiamo selezioni pubbliche rigorose. È una profonda ingiustizia, una deriva etica e procedurale che non può essere tollerata". In occasione del 43esimo congresso dell'associazione che si è chiuso ieri a Rimini, l’Acoi, l'Associazione dei chirurghi ospedalieri italiani, annuncia azioni legali contro il fenomeno delle nomine dirette dei primari da parte delle università, in accordo con le Regioni.
Il presidente Acoi, Vincenzo Bottino, ha spiegato: “Da Rimini parte una campagna nazionale di denuncia. Abbiamo incaricato un legale e avvieremo ricorsi in tutta Italia per difendere la dignità professionale e il ruolo dei chirurghi ospedalieri. Cinque anni fa, durante la pandemia, eravamo definiti eroi. Oggi siamo esclusi dai nostri stessi ospedali. Non lo permetteremo". L'innovazione è importante, ma "senza giustizia e trasparenza la sanità pubblica perde la sua anima", è il messaggio dei chirurghi ospedalieri.
Il meeting Acoi - principale appuntamento della chirurgia ospedaliera italiana, ospitato dall'1 al 4 giugno al Palacongressi di Rimini - ha superato ogni aspettativa, riferisce la società scientifica: oltre 2.500 iscritti, più di 50 sessioni scientifiche, 356 contributi video, workshop e tavole rotonde, con migliaia di spettatori online tra dirette e approfondimenti.