Nel corso delle audizioni informali presso la Commissione Affari Sociali della Camera sul disegno di legge “Misure di garanzia per l’erogazione delle prestazioni sanitarie e altre disposizioni in materia sanitaria”, l’Anaao Assomed ha lanciato un messaggio chiaro: il problema del Servizio sanitario nazionale non è l’inquadramento delle professioni, ma la carenza drammatica di personale medico.
“La priorità non è ridefinire i confini professionali, ma riportare medici negli ospedali e nei pronto soccorso”, ha dichiarato il sindacato dei medici dirigenti, sottolineando come l'attuale situazione sia aggravata dalla fuga di professionisti dal sistema pubblico e da un numero insufficiente di nuove leve. L’Anaao ha evidenziato il rischio che l’ipotesi di ampliare competenze ad altre figure sanitarie, senza una chiara governance, possa compromettere la qualità delle cure e aumentare la frammentazione dell’assistenza.
Sulla stessa linea, Nursind ha espresso apprezzamento per il riconoscimento dell’autonomia professionale infermieristica, ma ha chiesto maggiore chiarezza sul perimetro delle competenze e un rafforzamento delle condizioni contrattuali. Il sindacato infermieristico ha inoltre ribadito la necessità di percorsi di carriera definiti e di valorizzazione reale del ruolo, senza sovrapposizioni con funzioni mediche.
E’ stata audita anche la Fiaso, che ha posto l’accento sul nodo dell’appropriatezza delle prestazioni. “Con l’attuale sistema, il 40% della diagnostica per immagini risulta inappropriata”, ha dichiarato Giovanni Migliore, presidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere. Secondo Fiaso, il principio dell’appropriatezza contenuto nel ddl è fondamentale per garantire sostenibilità e qualità nell’erogazione delle cure, evitando sprechi e assicurando che ogni paziente riceva ciò di cui ha effettivamente bisogno.
Il disegno di legge, già approvato dal Senato, si trova ora all’esame della Camera.