“Riconoscimento del Long Covid come malattia professionale per i sanitari contagiati sul lavoro; percorsi clinici dedicati e multidisciplinari; supporto psicologico e riabilitativo gratuito, con accessi rapidi e prioritari; indennità economica specifica su cronicità e disabilità lavorativa; indagine nazionale per valutare l'impatto reale del Long Covid tra i professionisti sanitari non medici. Sono le cinque azioni "immediate" che il sindacato delle professioni sanitarie Coina chiede a ministero della Salute e Inail, per quella che secondo il segretario nazionale Marco Ceccarelli è una "vera emergenza professionale" oltre che "una malattia da sanità". In Italia, spiega, "almeno 20mila professionisti sanitari - tra infermieri, tecnici, ostetriche, e altri operatori - convivono con sintomi cronici derivati da contagi pregressi, che li rendono fragili, stanchi, inascoltati. Ma per lo Stato non esistono". Per il segretario è qualcosa di "inaccettabile". L'Italia è tra i Paesi Ocse più colpiti con quasi il 10% di over 45 con sintomi post-Covid, e un'impronta pesante sui professionisti della sanità che, però, non hanno visto alcun riconoscimento ufficiale del Long Covid come malattia professionale. "Abbiamo colleghi che soffrono di spossatezza cronica, nebbia mentale, vertigini, disturbi respiratori e neurologici", continua Ceccarelli. "Ma nessuna tutela. Nessuna indennità. Nessuna rete clinica dedicata per accertare fino in fondo la natura delle problematiche. Ci viene chiesto di resistere, ma con il silenzio delle istituzioni, a cedere è la sanità pubblica". Coina sta valutando la possibilità di effettuare una rilevazione interna al fine di mappare: il numero di professionisti con sintomi invalidanti post-Covid; le assenze per malattia di lungo periodo legate al Long Covid; i casi di dimissioni volontarie e pensionamenti anticipati; l'impatto diretto su turni, reparti e carichi di lavoro. "Servono risposte, non promesse. Gli operatori sanitari non sono invisibili, non sono fantasmi: senza il loro lavoro, la macchina del Ssn si ferma", conclude il segretario, che ribadisce lo sforzo del sindacato per arrivare al riconoscimento di quella che è "una malattia da lavoro, una malattia da sanità".