Clinica
Oncologia
18/04/2025

Radioterapia ablativa, alternativa per il carcinoma pancreatico ad alto rischio

La terapia ha mostrato risultati promettenti in termini di sopravvivenza e controllo locale del tumore nei pazienti con carcinoma duttale pancreatico

radioterapia radiografia

La terapia ablativa con radioterapia (A-RT) ha mostrato risultati promettenti in termini di sopravvivenza e controllo locale del tumore nei pazienti con carcinoma duttale pancreatico (PDAC) tecnicamente resecabile ma considerati ad alto rischio per la chirurgia. Un piccolo studio di coorte ha suggerito che, tra i 25 pazienti trattati con A-RT, la sopravvivenza globale mediana era di 21,7 mesi, con tassi a 1 anno del 65,5% e a 2 anni del 43,7%. L’incidenza cumulativa della progressione locale si attestava al 16,4% a 1 anno e al 20,8% a 2 anni.

Gli autori dello studio, guidati da Marsha Reyngold, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York (USA), hanno sottolineato che A-RT potrebbe rappresentare un’opzione terapeutica locale promettente per i pazienti fragili o con compromissioni funzionali, offrendo un’alternativa non chirurgica che potrebbe ridurre il rischio di complicanze. Questa analisi costituisce la base per una futura valutazione prospettica dell’approccio non operativo nei tumori pancreatici ad alto rischio.

Il razionale alla base dello studio evidenziava che, per i pazienti con malattia localizzata, la chirurgia associata alla terapia sistemica rappresenta l’opzione più efficace per il controllo duraturo del tumore. Tuttavia, la resezione chirurgica comporta una notevole morbilità, perdita funzionale e una qualità di vita significativamente ridotta. Inoltre, considerando che la sopravvivenza a 5 anni è rara dopo l’intervento, un trattamento locale meno invasivo potrebbe offrire un migliore equilibrio tra beneficio in termini di sopravvivenza e morbilità, massimizzando anche le opportunità offerte dalle moderne terapie sistemiche.

Lo studio ha incluso 25 pazienti con PDAC resecabile confermato istologicamente (T1-2N0-1M0), trattati con A-RT presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center tra giugno 2016 e dicembre 2022. L’inclusione riguardava solo soggetti non eleggibili alla chirurgia a causa di comorbilità non legate al tumore. Il 52% dei partecipanti era di sesso maschile e l’età mediana al momento del trattamento era di 80 anni. Il 60% presentava tumori classificati come T2, mentre il 16% aveva coinvolgimento linfonodale. Inoltre, l’80% dei pazienti aveva un punteggio Karnofsky Performance Status di 80 o inferiore.

Diciassette dei pazienti hanno ricevuto chemioterapia di induzione per una durata mediana di 2,9 mesi prima della radioterapia. La somministrazione di A-RT prevedeva diversi regimi terapeutici con acceleratori lineari convenzionali: 75 Gy in 25 frazioni per 13 pazienti, 67,5 Gy in 15 frazioni per nove pazienti, 50 Gy in cinque frazioni per due pazienti (utilizzando un acceleratore lineare guidato da risonanza magnetica) e 60 Gy in 10 frazioni per un paziente.

L’incidenza cumulativa degli eventi avversi acuti e tardivi di grado ≥3 potenzialmente attribuibili a A-RT è stata pari al 12%, comprendendo due casi di sanguinamento gastrointestinale e una ostruzione dello sbocco gastrico. Non sono stati registrati eventi avversi di grado 4 o 5.

In un commento pubblicato a corredo dello studio, Douglas B. Evans, del Medical College of Wisconsin a Milwaukee (USA), ha sottolineato che i pazienti con tumore pancreatico non operabile per motivi medici sono spesso trascurati nelle sperimentazioni cliniche, ma meritano attenzione. Secondo Evans e colleghi, molti di questi pazienti sono anziani o affetti da comorbilità significative, e la sfida consiste nel determinare le strategie terapeutiche che possano migliorare la qualità della vita senza ridurne la durata. «A-RT è certamente un’opzione valida, a condizione che questi pazienti siano in grado di sottoporsi quotidianamente alla radioterapia per un massimo di cinque settimane e di tollerare la chemioterapia concomitante», scrivono gli autori.

Tra i limiti dello studio, Reyngold e colleghi hanno evidenziato il disegno retrospettivo, il campione ridotto e la conduzione monocentrica, fattori che potrebbero limitare la generalizzabilità dei risultati. Tuttavia, i dati preliminari supportano ulteriori indagini prospettiche sull’uso di A-RT come alternativa terapeutica nei pazienti con PDAC tecnicamente resecabile ma ad alto rischio chirurgico.

 JAMA Oncol. 2025 Apr 10:e250460. doi: 10.1001/jamaoncol.2025.0460.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40208620/

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