Molti adulti in buona salute, soprattutto tra i 50 e i 60 anni, non conoscono la pericolosità dell’Herpes Zoster e tendono a sottovalutarne i rischi. Tuttavia, non è solo l’età a determinare la probabilità di sviluppare la malattia: patologie come tumori, malattie immunodepressive, diabete e malattie croniche cardiovascolari, renali e respiratorie aumentano significativamente il rischio e possono aggravare le conseguenze del Fuoco di Sant’Antonio. In occasione della Settimana della Prevenzione dal Fuoco di Sant’Antonio, in programma dal 24 febbraio al 2 marzo, gli esperti raccomandano alle persone di informarsi.
Tuttavia, dal sondaggio Ipsos Healthcare, condotto per conto di GSK su 8.400 cittadini di 9 Paesi, tra cui 1.000 italiani tra i 50 e i 60 anni, emergono dati significativi sulla scarsa conoscenza e la percezione dell’Herpes Zoster.
In Italia, il 52% delle persone in buona salute non ha una conoscenza chiara della malattia o non ne ha mai sentito parlare. Questo dato è ancora più preoccupante tra coloro che soffrono di patologie croniche, tra i quali il 49% non conosce l’Herpes Zoster o ne ha solo una vaga idea.
Un altro aspetto rilevante riguarda la percezione del rischio: molte persone in questa fascia d’età si sentono più giovani rispetto alla loro età anagrafica e ritengono di avere un rischio inferiore di sviluppare la malattia. Questo porta a una sottovalutazione del problema e a una scarsa consapevolezza della necessità di protezione.
“La vaccinazione in età adulta e avanzata – commenta Enrico Di Rosa, direttore del Servizio “Igiene e Sanità Pubblica” della ASL Roma 1, e presidente della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) - rappresenta una strategia di sanità pubblica fondamentale per il singolo e per la comunità, anche alla luce del trend demografico del nostro Paese. Gli over 65 italiani rappresentano il 23% (oltre 4 punti percentuali in più rispetto alla media UE) della popolazione totale, e nel 2050 si prevede che ne costituiranno fino al 35%. La vaccinazione contro l’Herpes zoster è una soluzione per fare fronte in modo equo ai bisogni medici della comunità e della popolazione per continuare ad essere attiva e produttiva”.
Con l’avanzare dell’età, il rischio aumenta ulteriormente a causa del naturale declino delle difese immunitarie. Gli adulti sopra i 50 anni hanno una probabilità significativamente più alta di sviluppare la malattia, con un'incidenza che arriva a colpire fino a 1 persona su 3 nel corso della vita. Inoltre, chi ha già avuto un episodio di Herpes Zoster non è immune da una recidiva: circa il 5-6% dei pazienti può svilupparlo nuovamente. L’infezione può avere conseguenze particolarmente severe nei soggetti fragili, causando dolore persistente, compromissione della qualità della vita e, nei casi più gravi, complicanze neurologiche e oculari. Si stima che fino al 30% dei pazienti sviluppi nevralgia post-erpetica, una forma di dolore cronico che può durare mesi o addirittura anni dopo la risoluzione dell’infezione.
“Il medico di medicina generale è il primo punto di riferimento per i cittadini – dichiara Tecla Mastronuzzi, Medico di Medicina Generale di Bari, responsabile nazionale della Macroarea Prevenzione della SIMG - soprattutto per i pazienti anziani e per i pazienti fragili, per malattie e conseguenti terapie o per le precarie condizioni sociali. L’HZ può modificare sostanzialmente la traiettoria di salute dei nostri pazienti, rendendo necessario il ricovero, con impatto sulla spesa sanitaria e sulla qualità di vita del singolo. Quello che abbiamo capito più recentemente è che le complicanze e le conseguenze dell’HZ non terminano con la manifestazione clinica della malattia: conosciamo bene la nevralgia post herpetica e le temibili conseguenze del coinvolgimento oculare ma oggi sappiamo che nel paziente con HZ aumenta in rischio di eventi cardiovascolari e neurologici”.
Nel caso del diabete, ad esempio, il 61% degli intervistati in Italia è consapevole dell’elevato rischio che corre nel contrarre la patologia da Herpes Zoster, ma non ne sa abbastanza o pensa che non lo riguardi. Esistono, invece, precise evidenze cliniche che mostrano come la presenza di diabete aumenti il rischio, sia di sviluppare l’infezione da Herpes Zoster, sia di incorrere in complicanze (come, ad esempio, la nevralgia post-erpetica).
Per quanto riguarda l’immunodeficienza legata a malattie o terapie, in Italia, il 65% degli intervistati con problematiche legate all’immunodepressione è consapevole dell’elevato rischio che corre nel contrarre le manifestazioni dello Zoster. Ma anche in questo caso i soggetti non ne sanno abbastanza o pensano che non li riguardi.
“È importante promuovere la vaccinazione nei pazienti oncologici. - spiega Sandro Pignata, Direttore dell'Oncologia Medica presso l'IRCCS Istituto Nazionale Tumori Fondazione G. Pascale di Napoli e responsabile scientifico della Rete Oncologica Campana (ROC). - Per farlo è però necessario partire dagli operatori sanitari: la cultura vaccinale, la consapevolezza del suo valore, l’informazione corretta è fondamentale proprio per garantire un'adesione consapevole alla vaccinazione, che non solo è parte integrante del trattamento oncologico, ma preserva la qualità della vita dei pazienti. Visto il tema di oggi, le stesse linee guida AIOM raccomandano fortemente la vaccinazione contro l'Herpes Zoster. In chi si trova ad affrontare un tumore solido del sistema nervoso centrale o in generale un cancro gastrico, colorettale, polmonare, mammario, ovarico, prostatico, renale e vescicale, si calcola sia associato un aumento del rischio di infezione da Herpes Zoster tra il 10-50%”.