Oggi si svolgono gli esami per l'ammissione ai 23 Corsi di Laurea per Infermieri, Fisioterapisti, Tecnici sanitari e altre Professioni Sanitarie nei 41 atenei statali per 58.630 studenti che hanno presentato domanda su 33.213 posti a bando di cui la maggioranza, 20.714 posti sono per Infermieri.
In calo il numero delle domande presentate nelle Università statali da 61.892 dello scorso anno alle attuali 58.630, pari al -5,3%.
Sul totale delle 49 Università (di cui 8 non statali che svolgono l’esame di ammissione in date diverse), per i 35.584 posti a bando sono circa 63.900 le domande con un calo del -4,2% rispetto alle 66.686 domande dello scorso anno, quando il calo sull’anno precedente fu del -8,3%.
Mentre, al contrario si rileva l’ulteriore aumento dei posti a bando, con 1.131 pari al +3,3%, da 34.453 a 35.584, con un rapporto delle domande su posto (D/P) pari a 1,8 che scende dal 1,9 del 2023 e dal picco massimo di 4,9 registrato nel 2011.
"Il sistema pubblico fa ancora fatica a valorizzare le peculiarità, le specializzazioni, le competenze specialistiche, il merito e a proporre uno sviluppo di carriera che possa attirare un giovane in questa professione di cura" commenta il calo delle iscrizioni al test di accesso al corso di laurea triennale Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi, Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche, a '24 Mattino' su Radio 24 commenta il calo delle iscrizioni al test di accesso al corso di laurea triennale che si svolgerà domani in tutta Italia. Se infatti una decina di anni fa si presentavano in 40mila per 15mila posti, quest'anno ci sono 21.250 iscritti per 20.714 posti disponibili. La situazione al Centro-Nord è anche peggiore, con il paradosso che ci sono, a volte, più posti dei candidati che faranno gli esami.
C'è però "un dato oggettivo - osserva Mangiacavalli - Quest'anno sono aumentati i posti messi a bando dall'università e abbiamo superato i 20mila. È vero che, di fatto, non esisterà selezione, ma è anche vero che 21mila giovani italiani hanno scelto il corso di laurea in Infermieristica e questo è un dato importante, perché l'Italia è un Paese che sta invecchiando, ci sono sempre meno giovani". Indubbiamente "le professioni sanitarie risultano penalizzate anche dalla tipologia di lavoro" come orari, distribuzione dei turni, ma anche da "motivi strutturali - sottolinea la presidente Fnopi - La professione infermieristica oggi in Italia non ha uno sviluppo di carriera. L'unico sviluppo di carriera, se così lo si può chiamare, è quello legato agli scatti degli automatismi che sono proprio della natura contrattuale. Non si è ancora provveduto, in Italia, a disegnare quello sviluppo di carriera che attira i giovani, che non tanto è basato sulla carriera manageriale, ma quanto sulla carriera clinico-specialistica. Proprio per questo con il ministero siamo fortemente impegnati a ridisegnare i percorsi formativi".
Ovviamente la mancanza di sviluppo di carriera implica che non ci sia un'evoluzione economico-contrattuale della professione infermieristica. "Un laureato infermiere entra a 22 anni nel sistema sanitario nazionale - spiega Mangiacavalli - ed esce dopo 40 anni di lavoro guadagnando il 20% in più, cioè 200 euro in più. Questo spiega anche perché molti se ne vanno nel privato - che ha una modalità più flessibile di gestione del rapporto di lavoro e di valorizzazione delle competenze - o decidono di lasciare l'Italia. Abbiamo stimato che, ogni anno, circa 600 infermieri lasciano l'Italia per altri Paesi. In totale sono 30mila i colleghi che hanno scelto di andare all'estero. Se consideriamo che la formazione in Italia di un infermiere costa al Paese circa 30 mila euro, moltiplicandolo per i 30mila infermieri che sono andati all'estero otteniamo il costo che il nostro Paese paga per formare professionisti di serie A, la cui competenza viene messa al servizio di altri Paesi", visto che, come segnala "l'Organizzazione mondiale della sanità della regione europea - conclude - la carenza infermieristica non è un problema solo italiano, ma del Nord Europa e del mondo".