Ferma condanna per il recente parere del ministero dell'Università e della Ricerca che "intende ripristinare l'esame per il passaggio d'anno dei medici specializzandi assunti con il cosiddetto decreto Calabria". La esprimono l'Anaao giovani e le associazioni Als (Associazione liberi specializzandi) e Gmi (Giovani medici per l'Italia), che chiedono l'intervento formale del Governo e del Parlamento a tutela dei medici già assunti nel Ssn. Il parere contestato, a firma del direttore generale degli ordinamenti della formazione superiore e inviato a tutti gli atenei italiani, 'invita' le università a non rispettare le ultime modifiche normative che aboliscono l'esame di passaggio d'anno per i medici assunti e, con una interpretazione piena di incertezze e di condizionali, indica ai direttori di scuola di "mantenere comunque" l'esame di passaggio "almeno" per l'anno accademico in corso, poi si vedrà.
"È inammissibile - sostengono le associazioni - assistere a un'invasione di campo di tale portata da parte di una direzione generale ministeriale, con l'oggettiva volontà di non far rispettare una legge dello Stato con l'unico fine di mantenere un esame universitario che rappresenta ormai l'unico modo rimasto dai professori universitari di 'convincere' i medici specializzandi a non accettare un contratto di lavoro a tempo indeterminato nel Servizio sanitario nazionale appena diverranno specialisti. Pertanto, se questa circolare non sarà cambiata, migliaia di specializzandi non potranno essere assunti perché saranno minacciati dai propri direttori con la frase più o meno velata 'se accetti l'assunzione, all'esame di passaggio o ti boccio o prenderai un voto basso'. Minaccia che d'altronde viene fatta anche agli specializzandi che non sono in fase di assunzione, per costringerli ad accettare le più disparate illegalità", scrivono le associazioni che si dicono pronte a "denunciare gli accademici".
In questo quadro, sottolineano Anaao, Als e Gmi, "da tempo chiediamo, contestualmente alla riforma della formazione con un cambio d'inquadramento, l'abolizione dell'esame di passaggio per tutti gli specializzandi con la sostituzione di una rigorosa certificazione delle competenze attraverso un libretto formativo elettronico centralizzato e minuziosamente controllato".
"In una situazione in cui il non accesso alle cure è la prima preoccupazione di decine di milioni di italiani, costretti a rivolgersi al privato con una spesa di diversi miliardi all'anno o addirittura rinunciando alle cure - proseguono le associazioni - non si può restare in silenzio davanti a una così vergognosa difesa dello status quo da parte del mondo universitario, il quale ha come unica preoccupazione quella di non perdere manodopera a basso costo come i medici in formazione, condannati a veri e propri 'arresti universitari', svolgendo anche per oltre 90 ore settimanali molteplici lavori demansionanti, ripetitivi e per nulla formativi in reparti universitari che sono retti totalmente da loro, in barba a decine di normative".
"Chiediamo pertanto - concludono i giovani medici - un intervento del Governo e del Parlamento, affinché banalmente sia garantito il rispetto della legge e si evitino dimissioni di massa da parte degli specializzandi e centinaia di concorsi pubblici a vuoto, a causa 'dell'opera di persuasione' di direttori di scuola il cui solo rimedio per ridurre le liste d'attesa è quello di innalzare l'età di pensionamento dei primari universitari a 72 anni. L'eventuale silenzio o, peggio ancora, assenso, a questa nota universitaria sarà vista dagli oltre 50mila medici specializzandi come la ratifica che in Italia esiste un mondo universitario che, per conservare antichi privilegi, se ne infischia della legge e della cronica carenza di personale medico nelle migliaia di ospedali non universitari italiani, asse portante del Ssn".