L'assistenza sanitaria alle persone che vivono in condizione di grave marginalità sociosanitaria, come ad esempio homeless, detenuti e migranti irregolari. Di questo tema, ritenuto "ancora poco esplorato", si è discusso durante un convegno organizzato nella sede dell'Istituto superiore di sanità, in occasione della presentazione di un numero monografico del Bollettino Epidemiologico Nazionale (Ben) dedicato all'argomento. Durante l'evento sono state presentate diverse esperienze nell'ambito dell'assistenza alle persone cosiddette "escluse o invisibili". Una di queste emerge dall'indagine di Intersos, organizzazione no-profit che realizza interventi quotidiani di cure primarie e promozione della salute sulle condizioni sanitarie nell'area della Capitanata di Foggia, dove migranti per lo più irregolari sfruttati nel comparto agro-alimentare dimorano in un ghetto isolato, permanente e sovraffollato. Dall'indagine risulta un profilo di salute caratterizzato prevalentemente da patologie non trasmissibili come quelle a carico dell'apparato digerente e muscoloscheletrico, mentre non vi è evidenza di patologie infettive di importazione/tropicali; sono invece frequenti traumatismi dovuti a incidenti sul lavoro. Per quanto riguarda lo stato di salute degli esclusi nelle grandi aree urbane, il contributo di Caritas di Roma ha rilevato che negli ultimi quarant'anni ci sono stati un aumento delle malattie croniche, soprattutto cardiovascolari e metaboliche, e una riduzione delle malattie infettive. Invece, l'Opera San Francesco a Milano ha approfondito la frequenza delle malattie croniche nei propri assistiti e ha stimato una maggiore prevalenza di malattie cardiovascolari, mentali e metaboliche (diabete) tra i migranti del Sud America e dell'Asia rispetto alle popolazioni europee. Un altro tema affrontato durante il convegno è lo stato di salute dei detenuti, un problema che, come riporta una monografia presentata all'evento, "non è ancora sufficientemente studiato". "Purtroppo, questo ambito di ricerca epidemiologica appare ancora poco esplorato. Mancano le infrastrutture per una raccolta sistematica dei dati o se realizzate sono da perfezionare, e sono poche le iniziative di formazione e informazione destinate agli operatori sanitari dei servizi territoriali", fanno notare gli autori della monografia.