Governo e Parlamento
17/08/2022

Infezioni nosocomiali, la sola igiene previene fino al 70% dei casi. Ecco i dati Oms

Una buona igiene delle mani e altre buone pratiche di prevenzione possono eliminare tra il 35% e il 70% delle infezioni in ambito sanitario in tutti i paesi, indipendentemente dallo stato economico. Questi è quanto stabilisce l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel primo rapporto sull'uso delle pratiche di prevenzione delle infezioni (Ipc).

Il rapporto utilizza un approccio pratico e basato sull'evidenza per aiutare i pazienti, gli operatori sanitari e i visitatori delle strutture sanitarie a evitare infezioni dannose, che possono variare da infezioni causate da batteri comuni, quelli resistenti agli antibiotici fino a virus pandemici.
Negli ultimi due anni i tassi di infezioni, dovuti sia a virus (ovviamente con picchi legati al Sars-CoV-2) che batteriche sono aumentati. Per il rapporto il motivo è dovuto al sovraccarico dei sistemi che hanno ridotto risorse e capacità pratiche di ridurre le infezioni. "Mentre entriamo nel terzo anno della pandemia, questo rapporto dell'Oms dovrebbe servire come un urgente invito all'azione", spiega Daniel Diekema, professore clinico di medicina interna presso l'Università dell'Iowa Health Care ed epidemiologo ospedaliero associato con gli ospedali e le cliniche dell'Università dello stesso stato "Investire più risorse nei programmi IPC non solo migliorerà la risposta alla pandemia, ma ridurrà la morbilità, la mortalità e i costi". Diekema continua "Se la pandemia ci ha insegnato qualcosa, è che un'infezione diffusa in qualsiasi parte del mondo può presto diventare un problema ovunque. Pertanto, è nell'interesse di tutti garantire che le risorse IPC siano distribuite in modo più equo nel mondo".

Il rapporto rileva che:
• Si prevede il 7% dei pazienti nei paesi ad alto reddito e il 15% nei paesi a basso e medio reddito prenderanno un'infezione ospedaliera; percentuale che sale al 30% in terapia intensiva
• Di tutti i casi di sepsi trattata in ospedale, il 23,6% era legato all'assistenza sanitaria e il 48,7% di tutti i casi di sepsi che coinvolgono disfunzione d'organo trattati in terapia intensiva per adulti sono stati acquisiti in ospedale. Il 52,3% di quelli in terapia intensiva con sepsi associata all'assistenza sanitaria sono deceduti.
• Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha calcolato che ogni anno si verificano 4,5 milioni di infezioni tra i pazienti negli ospedali.
• I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno stimato che 1 paziente su 31 in ospedale e 1 su 43 residenti in una casa di cura hanno almeno un'infezione in corso.
• Fino al 41% dei pazienti ospedalizzati con COVID-19 si è stato infettato in ambito sanitario.
• Nel corso dei primi 18 mesi circa della pandemia, il COVID-19 ha ucciso tra 80.000 e 180.000 operatori sanitari in tutto il mondo.

L'Oms rivela come, a livello mondiale, solo 4 (3,8%) dei 106 paesi valutati e solo il 15,2% delle strutture sanitarie hanno soddisfatto tutti i requisiti minimi richiesti per la prevenzione delle malattie infettive. Nonostante ciò e la spinta data dalla pandemia solo pochi paesi ha previsto di migliorare a livello strutturale le sue capacità di prevenzione delle malattie infettive.
Suzanne Wagester, direttrice della prevenzione delle infezioni presso l'Università di Pittsburgh Medical Center in Pennsylvania, tra gli autori del rapporto, ha dichiarato "I programmi Ipc sono vitali per strutture, pazienti e paesi. Il rapporto dell'OMS evidenzia l'invito all'azione che si spera possa avviare un movimento per far avanzare i programmi in tutto il mondo per combattere le infezioni prevenibili".

Qui il testo completo del rapporto: https://www.who.int/publications/m/item/global-report-on-infection-prevention-and-control

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