
«Nel nostro paese dalla riforma del 78 ad oggi esiste una dicotomia che oggi non ha più senso tra sanità e medicina. La politica si è occupata solo di sanità e mai di medicina. La medicina è stata delegata genericamente alla scienza. Ma è la medicina, come ha dimostrato la pandemia, che oggi tradisce i problemi più importanti. E va ripensata». Dall'idea che la medicina non sia una scienza come le altre nasce "La scienza impareggiabile" libro di
Ivan Cavicchi (edito da Castelvecchi, 2022 prefazione del Presidente Fnomceo Filippo Anelli), frutto di un'intuizione e di un percorso iniziato nel '98, quando lo stesso Cavicchi scrisse "l'uomo inguaribile il significato della medicina", dopo aver capito che la medicina scientifica nel nostro tempo era sempre più difficile da comprendere e in qualche modo andava ripensata. "La scienza impareggiabile" oggi vuole richiamare l'attenzione sui problemi della medicina e dimostrare che solo attraverso una medicina ripensata prima ancora di una sanità ripensata oggi è possibile rispondere alle nuove esigenze di salute di questa società»
Perché la medicina in questo momento storico è in crisi e i medici soffrono di burn-out?
«Perché solo oggi tutti i più importanti cambiamenti che hanno preso avvio soprattutto dalla seconda metà del 900 stanno funzionando come massa critica. Abbiamo visto affermarsi discontinuità mai avute prima: i diritti delle persone, una idea diversa di natura, il malato come soggetto di cura, il valore della singolarità e della complessità (la prima ha messo in crisi l'induttivismo classico della nostra medicina la seconda il suo spiccato riduzionismo), il dogmatismo delle verità scientifiche, i grandi valori dell'autodeterminazione e della scelta personale. Per non dimenticare una scienza molto potente. Tutte queste cose insieme oggi hanno creato le premesse per la crisi della medicina. Una crisi che da Ippocrate ad oggi non ha precedenti».
Il libro per la prima volta ricostruisce l'impianto concettuale della medicina scientifica e lo suddivide in quattro "moduli", in che modo la suddivisione aiuta a comprendere la crisi di questa disciplina?
«La nostra medicina è fatta da più moduli: un
paradigma - una specie di contratto sociale tra medicina, società tra giustizia e morale, tra ordini sociali e ordini naturali; una
dottrina, cioè dei precisi postulati filosofici che orientano la scienza; ed una
disciplina, regole che garantiscono alle
prassi poste in atto dai medici la loro scientificità. Questo impianto per secoli, salvo ogni tanto qualche aggiustamento dottrinale - l'ingresso del positivismo - e disciplinare - la clinica - è rimasto tale e quale. Dalla mia analisi viene fuori che oggi tra i diversi moduli ci sono molte aporie e che tra l'intero impianto e la nostra società, ci sono vistosi bias. Aporie e bias spiegano la crisi. La medicina non combacia più come prima con la nostra società. Ma la cosa più importante è che abbiamo capito che il problema vero della medicina è il suo impianto non le sue singole tecnicalità. Oggi serve un impianto adeguato alle complessità del nostro tempo».
Da dove nasce l'esitazione vaccinale, in particolare contro il Covid: c'è disinformazione, c'è un cortocircuito nella nostra società o c'è qualcosa da rivedere nella Medicina?«Prima degli "esitanti" - persone razionali con dubbi nei confronti della scienza -ci sono gli "esigenti", ex pazienti che pretendono dalla medicina, in primo luogo, il rispetto dei loro diritti primo fra tutti l'autodeterminazione. Gli esigenti e gli esitanti insieme per la prima volta hanno messo in crisi l'idea dogmatica di scienza, creando un fenomeno inedito e che rientra nel discorso sulla crisi, il disincanto. La pandemia ha solo accentuato questi fenomeni ma il discorso è vecchio. Il problema vero è che la questione del disincanto è stata sottovalutata prima di tutti dai medici. Nel disincanto rientra il problema dell'errore medico, quello del contenzioso legale, le violenze fisiche sugli operatori, la medicina difensiva, la "questione medica" ben descritta dalla Fnomceo».
Come si esce dalla crisi della Medicina?«Come si esce da tutte le crisi e cioè riformando. Voltando pagina. Se si resta nell'invarianza dalla crisi non si esce. La nostra medicina scientifica ha oggettivamente bisogno di essere rinnovata. Non si tratta di rinunciare in nessun caso alla scientificità ma di liberarla dal suo anacronistico scientismo. La medicina, dico nel mio libro, è una scienza impareggiabile cioè in ragione della sua alta complessità non è paragonabile a nessuna altra scienza della natura. Una scienza impareggiabile non può in nessun modo essere scientista. Se è scientista non è impareggiabile».
È per la sua impareggiabilità che la medicina è "costretta" a giocarsi la carta del "quarto modulo" -cioè l'ingresso del pensiero discrezionale nella prassi?«Proprio così. Se la medicina è una scienza impareggiabile, inevitabilmente deve essere impareggiabile anche lo statuto giuridico del medico. Fino ad ora l'impianto concettuale della medicina è stato pensato per prescrivere al medico certe prassi. Ciò era possibile solo perché la medicina era convinta che tutta la complessità naturale della malattia era pre-pensabile attraverso degli a priori, delle leggi naturali delle evidenze scientifiche. Ma oggi oltre la malattia c'è il malato e per la prima volta gli apriori non riescono più da soli a contenere tutta la sua complessità. A questo punto non resta che riconoscere al medico un pensiero discrezionale: una vera autonomia intellettuale garantita con certi criteri epistemici che gli consenta di navigare a vista, cioè di pensare la singolarità con la sua testa. Oggi senza un qualificato pensiero discrezionale la medicina perderebbe l'appuntamento con l'adeguatezza. Inutile dire che questo discorso implica un ripensamento radicale della formazione del medico».